Valuto ergo sum
Considerazioni sulla valutazione della didattica
di Silvia Bignamini, Pamela de Toni e Sara Foresti
Il corso di laurea di medicina sta vivendo un importante momento di trasformazione che è rappresentato dal passaggio alla nuova tabella XVIII. In questo momento, quindi, è particolarmente importante che gli studenti diventino una componente determinante nella gestione della facoltà.
Il nuovo ordinamento, che stiamo imparando a conoscere, ha sicuramente degli aspetti teorici interessanti, ma è ancora molto confuso nelle sue modalità di applicazione. Il cambiamento rischia di essere solo formale, perché non è stato previsto nessuno strumento per vincere l’inerzia e le vecchie abitudini che regolano la didattica a medicina. Siamo reduci da troppi "corsi integrati" costituiti da tanti piccoli corsi che di integrato hanno solo la data di esame, per potere credere che sia sufficiente ridurre il numero per garantire un approccio meno specialistico e dei programmi d'esame più ragionevoli.
Senza la nostra forte consapevolezza e attenzione la nuova tabella rischia di essere una trappola per gli studenti che oltre a sostenere gli stessi esami sarebbero vincolati da un rigido sistema di propedeuticità.
Uno strumento molto importante di partecipazione e controllo è quello del monitoraggio della didattica, che venga ripensato in modo da valutare l’effettiva applicazione delle regole e dei programmi sia della nuova che della vecchia tabella.
Finora purtroppo questo strumento si è dimostrato inefficace e si può dire che sia stato un fallimento. Perché?
La prima ragione è che i questionari non hanno mai portato a nessun cambiamento della didattica, per questo gli studenti si sono chiesti dove vanno a finire i fogli che hanno compilato, chi li legge e cosa ne fa.
Un’altra ragione è che il modo con cui i questionari sono formulati non è in grado di fornire un quadro chiaro e realistico della situazione. Innanzitutto non è possibile esprimere una valutazione su un corso integrato (ad es: microbiologia) composto da discipline diverse con professori diversi (batteriologia, virologia, micologia, parassitologia), altrimenti è inevitabile che, facendo una media tra le varie discipline, alla fine risulti un giudizio sufficiente: quindi la valutazione deve essere fatta per discipline e non per corsi integrati.
Inoltre molte domande aperte presuppongono risposte troppo ampie (aspetti positivi e negativi del corso), mentre dovrebbero essere focalizzati pochi punti da analizzare (ad es: argomenti del programma trattati in modo carente o in modo troppo specialistico, argomenti più interessanti eccetera…)
Le domande a risposta chiusa dovrebbero essere meno ma più mirate e le possibilità di risposta non dovrebbero essere espresse in percentuali ma con giudizi più chiari (insufficiente, sufficiente, buono e ottimo).
I risultati dei questionari dovrebbero essere resi pubblici, in questo modo gli studenti avrebbero gli strumenti per valutare pregi e difetti dei corsi che hanno seguito o seguiranno e sarebbe meno forte la sensazione dell’inutilità della loro compilazione.
I risultati dovrebbero essere discussi prima tra gli studenti e il singolo docente in modo da potere analizzare i dati emersi dalla valutazione e pensare insieme a delle possibili strategie per migliorare il corso, poi in ogni polo da una "Commissione di semestre" costituita dai docenti che hanno tenuto i corsi, dagli studenti che li hanno frequentati e da quelli che li frequenteranno l’anno successivo. Poi il tutto, e i casi più problematici in particolare, dovrebbero essere esaminati in Commissione Curriculum richiedendo la presenza dei docenti giudicati in modo negativo. Inoltre le situazioni più difficili dovrebbero essere portate all’attenzione del CCL e del CdF il cui preside, ricordiamo, ha il dovere di istituire una Commissione di indagine entro 30 giorni.
Naturalmente, oltre ai questionari sulla didattica, sarebbe utile istituire anche questionari sugli esami per indagarne modalità, esistenza o meno di una Commissione, grado di specialismo, aderenza ai programmi.
Certamente questo metodo di valutazione comporterebbe un buon carico organizzativo per la Facoltà, ma permetterebbe un più efficace monitoraggio della didattica e un miglioramento della stessa nel caso in cui venissero presi i provvedimenti necessari per attuare un cambiamento. Ad esempio si potrebbero utilizzare anche i giudizi positivi o negativi espressi dagli studenti come criterio per l’assegnazione di fondi e cattedre (attualmente l’unico criterio è quello dei meriti per la ricerca) e nei casi "irrecuperabili" arrivare anche a una sospensione.
| Maggio 1998 | torna all'home page |