La statistica in Medicina

obiettivi mancati di un corso integrato


di Donatella Rodegher

A proposito del corso di Statistica, sotto la voce Finalità generali, la Guida dello studente '95-'96 recita:"Il corso si propone di rendere familiari allo studente concetti e metodi dell'inferenza statistica applicata in un contesto in cui [...è] indispensabile l'interpretazione probabilistica delle conclusioni".

Si richiede inoltre allo studente di saper applicare strumenti e metodi acquisiti alla soluzione di semplici problemi di statistica.

Cinque anni fa la Guida dello studente era sconosciuta ai più, ma oggi so che comunque non avrebbe risposto in modo soddisfacente alla domanda che ognuno di noi si è posto:"Perché devo studiare statistica?". In altri termini: quali sono le finalità di un corso di statistica nel contesto generale del corso di laurea in Medicina e Chirurgia?

Di fatto mi sembra che le finalità individuate dalla Guida dello studente , sulle quali realmente si è improntato finora il corso di statistica, non abbiano per nulla centrato l'obiettivo.

Una volta che lo studente si è laureato, cosa se ne fa della "familiarità" con la distribuzione chi quadrato? E quanto gli sarà utile saper calcolare un coefficiente di correlazione?

La realtà è che ogni équipe medica che si occupi di ricerca si avvale dell'aiuto di uno statistico o, in alternativa, di un programma di statistica, perciò il problema del medico non è certo quello di imparare a "risolvere semplici problemi di statistica" che non saranno mai di sua competenza (anche perché nella realtà non sono mai semplici) ma piuttosto quello di possedere gli strumenti per impostare correttamente un trial clinico per quegli aspetti che non competono allo statistico; per es saper scegliere correttamente la popolazione da cui estrarre i controlli senza immettere degli effetti di confondimento; saper scegliere la numerosità del campione in base alla minima differenza "biologica" che ci si aspetta di osservare in due popolazioni. Queste sono scelte che implicano conoscenze mediche perciò solo il medico può prenderle, ma può farlo in modo corretto solo se supportato da conoscenze proprie della statistica.

Altro punto cruciale in cui la statistica entra in gioco è la lettura critica dei trials clinici pubblicati.

Si dice tanto che la formazione del medico deve essere permanente, ma in realtà non lo si mette nelle condizioni di poter leggere, capire e criticare i lavori eseguiti da altri.

L'impiego della statistica nell'ambito della pro-fessione medica non si esaurisce certo in questi pochi esempi da me citati; proprio per questo ritengo che il corso di statistica vada profondamente rinnova-to, che le sue finalità vadano radicalmente mutate affinché smetta di essere quello che è stato fino ad oggi e cioè una grossa occasione mancata.

Aprile 1998 torna all'home page