Tanti auguri, Nuovo Ordinamento!
A tre anni dalla nascita le delusioni e i problemi sono ancora tanti
di Andrea Galli
Mi sono sempre chiesto quale strano istinto suicida avesse spinto gli studenti che alcuni anni fa facevano parte dei Consigli di Facoltà e di Corso di Laurea ad appoggiare ed approvare il Nuovo Ordinamento, finché ho deciso di informarmi per sapere come andarono le cose al momento della riforma.
"…Centralità dello studente nel processo formativo… solida, continuativa e precoce esperienza in ambiente clinico… metodologie didattiche ispirate al concetto di ‘apprendimento attivo’… ridimensionamento di tutti i programmi nei loro aspetti informativi a favore dello sviluppo di una valenza di tipo metodologico… cambiamento nella mentalità e nelle abitudini didattiche di molti docenti… profonda attenzione agli aspetti umani della salute e della malattia… acquisizione della capacità di relazionarsi al paziente e ai suoi familiari con spirito di servizio…"
Questi sono solo alcuni dei contenuti della Carta della Formazione del Medico, il documento programmatico del Nuovo Ordinamento, approvata dal Consiglio di Facoltà nel luglio 1997.
Furono parole come queste, accompagnate da provvedimenti come la riduzione del numero degli esami, l’introduzione dei corsi elettivi, il servizio di tutorato, l’anticipazione dell’ingresso degli studenti in reparto, che riscossero l’approvazione degli studenti nel momento in cui si trattò di decidere se passare o meno al Nuovo Ordinamento.
Sembra incredibile che a distanza di soli tre anni le cose siano tanto diverse da come sono state presentate.
Perché?
I motivi sono almeno due e molto diversi tra loro.
Anzitutto l’ostruzionismo da parte di un buon numero di docenti, soprattutto quelli che si occupano dell’insegnamento delle scienze di base (ma non solo), che si sono visti privare di un numero considerevole di ore di lezione, e quindi di importanza specifica all’interno del corso di laurea; sono stati messi di fronte all’esigenza di una riforma dei programmi, e hanno interpretato questa esigenza come un’inaccettabile interferenza nella loro libertà didattica (ma a cosa serve allora aver modificato l’esame di Anatomia se poi si è costretti a dover sostenere lo stesso esame che prima era articolato in due semestralità nella metà del tempo?); ed infine non hanno certo visto di buon occhio la decisione di dare più importanza a metodologie di apprendimento diverse dal nozionismo, che richiedono uno sforzo ed una capacità maggiori per essere applicate. Questa opposizione si è potuta vedere anche in questi ultimi mesi, quando si è trattato di votare per il nuovo Preside di Facoltà: dopo cinque votazioni il prof. Coggi (promotore e accanito sostenitore del Nuovo Ordinamento) è stato eletto con un solo voto di scarto.
In secondo luogo la mancata collaborazione della maggioranza degli studenti. Faccio un esempio: i corsi elettivi sono poco interessanti e per di più organizzati male, ma sarebbero una novità tra le più importanti se funzionassero (ricordo che dovrebbero assorbire ben 500 ore nell’arco dei sei anni di corso, cioè 83 ore circa all’anno, per un totale di 300 crediti sui 1000 necessari per laurearsi). A questo punto gli studenti interessati, invece che rivendicare il diritto di avere attività elettive degne di essere frequentate, cosa fanno? Si iscrivono in massa all’elettivo in biblioteca, che con quattro ore di frequenza assegna 25 crediti (altra assurdità: come è possibile che tutte le attività assegnino lo stesso numero di crediti, senza alcuna differenza?). Gli elettivi, inoltre, possono essere proposti anche dagli studenti, basta trovare un docente disposto ad appoggiare l’iniziativa, e adoperarsi poi per organizzare il tutto nel migliore dei modi, così che la proposta venga approvata dal CCL (all’ospedale Sacco si sta tentando di organizzare un elettivo sulle malattie infettive nei paesi in via di sviluppo, con la collaborazione della Fondazione Ivo de Carneri).
A questo punto la strada da seguire non è quella della bocciatura in toto del Nuovo Ordinamento, ma l’impegno costante affinché esso venga applicato nel miglior modo possibile: questa è la linea che il collettivo Panoramix sta cercando di seguire da tre anni a questa parte, cercando di limitare gli aspetti negativi della riforma e di incentivare quelli positivi. In particolare gli studenti si sono battuti per avere sessioni d’esame allungate (Gennaio e Febbraio per la sessione invernale, Giugno e Luglio per quella estiva), ma l’unico risultato ottenuto sono state sterili promesse mai mantenute.
La strada da percorrere per ottenere una riforma soddisfacente è ancora lunga vista la fortissima opposizione di una gran parte dei docenti, che troppo di frequente tendono a ‘dimenticare’ che l’università serve alla formazione dei loro allievi più che ai loro interessi personali. Il miglioramento sarà possibile soprattutto se potremo contare sull’appoggio degli studenti, in modo da poter mettere in gioco nelle sedi appropriate tutto il peso politico della rappresentanza studentesca.