Monza: aria di novità
Ad anno accademico già iniziato, ecco gli ultimi aggiornamenti sulla neonata facoltà di Monza.
di Claudia Righini
Per essere esatti, l'autonomia della "seconda Università di Milano" dalla prima, partirà dal prossimo anno accademico, quando il nuovo plesso ormai ultimato, che si erge dietro l'ospedale San Gerardo di Monza, sarà completato anche nei modernissimi interni, per gli studenti di tutti e sei gli anni di corso.
Nel frattempo il nostro polo brianzolo, saturo di ben 130 iscrizioni al quarto anno rinforzate dai transfughi dal San Raffaele e dagli optanti per il curriculum di transizione, è partito all'insegna delle novità.
Pare che i lavori per migliorare la didattica e la vivibilità alla facoltà di medicina si siano avviati, e sebbene la strada non sia priva di ostacoli e duro lavoro, i segnali sembrano positivi.
Iniziamo con quanto già in partenza. Progettato per quanto possibile in base alle richieste ed ai suggerimenti degli studenti, ed al lavoro della commissione per la nuova didattica di Monza, si avvia un quarto anno con orario e modalità didattiche rinnovate. Quattro giorni di lezione a settimana, spazio per i corsi elettivi (ancora in progettazione), lezioni di semeiotica e sistematica organizzate sotto forma di seminari al martedì pomeriggio, e soprattutto didattica non formale non più a gruppi da 25 persone. Per imparare come si raccoglie una anamnesi, come si esegue un esame obiettivo, quali i primi approcci con il paziente, gli studenti non gireranno come trottole per tutto il San Gerardo, privi di punti di riferimento e di un insegnamento organico, ma trascorreranno due mesi in un reparto medico e due in uno chirurgico, affidati a coppie ad un tutore fisso che si occuperà della loro formazione di base. Adesso non rimane che verificare l'efficacia di questa metodica di formazione, peraltro fortemente invidiata agli attuali quartini dagli studenti più avanti nel corso.
Altro nodo cruciale riguarda l'impostazione della didattica formale e l'obiettivo di ottimizzare e ridurre gli attuali programmi di studio e riprogettare le modalità degli esami; a spronare e formare i docenti per questo arduo compito dovranno essere gli studenti stessi, e la commissione didattica, che già spinge in questa direzione. Nel contesto di verifica in itinere dei corsi e della didattica si inseriranno degli incontri periodici tra i rappresentanti dei vari anni e quelli della commissione, che ricordo formata da studenti, docenti universitari (tra cui il prof. Stella, Masera, Corneo, Cesana, Ferrarese e Frattola) e medici ospedalieri coinvolti attivamente nella formazione.
Nel rinnovamento del polo monzese, tra gli obiettivi a medio termine annoveriamo la proposta e l'avvio dei corsi elettivi regolari per il quarto anno e sperimentali ( su base volontaria) per quinto e sesto, e gli incontri per la definizione delle conoscenze pratiche minime che gli studenti di medicina dovrebbero uniformemente acquisire durante e non dopo la loro formazione universitaria (dalle iniezioni alla misurazione della pressione in poi...).
Tra i progetti di più ampio respiro ed a più lunga scadenza, è previsto un lungo lavoro per la creazione di un vero e proprio ospedale di insegnamento, dove non sia più l'università ad invadere le corsie rosicchiando tempo ai pazienti e delegando compiti didattici a pochi volontari, ma dove la formazione si ponga come obiettivo permanente, di cui siano fautrici tutte le componenti, universitarie, ospedaliere, studentesche, che vi partecipano in modo organico ed integrato. In merito a questo la commissione spera di compiere un duro ma fruttuoso lavoro, per progettare il curriculum di studi della nostra università ex novo, impostandolo su criteri più moderni di pedagogia medica e sulle esigenze degli studenti, forti delle condizioni ambientali favorevoli, dell'arrivo di docenti residenti e speriamo predisposti al rinnovamento, e delle conoscenze acquisite durante lo stage sulla nuova didattica tenutosi a Varese il maggio scorso.
Ultima nota sicuramente positiva: l'avvio di una collaborazione sempre più organica, tra studenti e rappresentanti. Quello che ci riproponiamo, oltre alla verifica in itinere della didattica, è di fornire l'aiuto per risolvere più facilmente i problemi dei vari anni e migliorare le nostre attuali condizioni grazie all'esperienza di chi è già passato, il che si realizzerà tramite incontri periodici, scambi di materiale, formulazione di richieste, consigli e proposte e quant'altro.
Insomma, non ci rimane che sperare in una attiva partecipazione degli studenti, e soprattutto spronare la classe docente. I se rimangono sempre tanti, un obiettivo su tutti: riduzione dei programmi e del carico orario, e reimpostazione degli esami.
La strada per una facoltà migliore ed una formazione più efficace e meno pesante per chi la frequenti è aperta, ma ancora molto molto lunga.