10 domande al Presidente

Intervista a Massimo Malcovati,

per capire cosa aspettarci da chi guida il nostro Corso di Laurea.

 

di Alessandro Ferrari, Luca Neri

e Lisa Rocca-Rey

 

Il Nuovo Ordinamento è nato per rispondere meglio alle nostre esigenze di studenti e futuri medici, dandoci, almeno sulla carta, la possibilità di veder realizzati i nostri sogni: una facoltà costruita per noi, un luogo dove ci si riappropria del proprio tempo e lo si spende in attività che noi stessi scegliamo, in cui dai primi anni si sperimenta, nella pratica, la professione che abbiamo scelto; i sogni non hanno limititi e persino la vita in reparto o l’esperienza negli ambulatori di medicina di base o nelle ambulanze possono essere riconosciuti come parte del nostro percorso formativo; una facoltà dove le regole del gioco siano chiare e riconosciute e rispettate, dove sia possibile a chiunque far valere i propri diritti.

Ma cosa troviamo nella vita concreta? Ci sono le piccole avversità quotidiane e i corsi raffazzonati, la prepotenza di qualche professore, un orario impossibile che soffoca ogni entusiasmo spontaneo e vitale; e c’è soprattutto, cosa ancora più grave, una Facoltà immobile ed incapace di reagire al progressivo fallimento dell’ordinamento che essa stessa si è data.

Dove stanno dunque le responsabilità di tale "inerzia", come definisce il fenomeno il Presidente Malcovati? Certamente risiedono in una certa resistenza, saldamente radicata in un’ ampia parte di docenti, al cambiamento in quanto tale. E’ verosimile, anche, che la Facoltà non possieda il complesso delle competenze necessarie a condurre la riforma; oppure è il sistema universitario italiano a costituire, con la sua organizzazione e tradizione, un substrato inadeguato al cambiamento, vanificando ogni volontà di progresso?

Ebbene, proprio questo sembra emergere come dato saliente dal colloquio con il Presidente del Corso di Laurea: è la nostra, quindi, una Facoltà che non è dotata, innanzitutto, degli strumenti per governare qualsiasi cambiamento; non esistono mezzi di controllo, ne di indirizzo. Tutt’al più, ed in casi eccezionali, un docente può essere "censurato" dagli organi di governo: ma andiamo, la gogna non serve più a nulla dal medioevo! E chi, come noi, non ama il giustizialismo e non auspica l’utilizzo di sistemi punitivi, non ha nemmeno la possibilità di veder riconosciuti i più "bravi"! Come si pretende, allora, di modificare i comportamenti, se non si istituisce un sistema premiante fondato sul conseguimanto degli obbiettivi didattici e formativi, oltre che sul grado di soddisfazione degli utenti? " Si confrontino con se stessi per migliorare il proprio corso": purtroppo ci si limita ancora a sperare negli uomini e nelle donne di buona volontà. E questo costituisce forse il problema più difficle da superare.

Ma gli studenti non commettano l’errore di rinunciare a ricoprire un ruolo da protagonisti in questo processo di innovazione, che trova proprio in loro i suoi diretti beneficiari. Dall’alto il cambiamento stenta ad arrivare? Ebbene, proviamo un po’ a forzare il processo dal basso. Che questa inerzia non dipenda anche da noi?

 

 

A quasi tre anni dalla partenza del Nuovo Ordinamento gli studenti avvertono una crescente e preoccupante passività delle istituzioni universitarie nei confronti della gestione della riforma. Sembra che i principi che l'avevano ispirata non interessino più a nessuno: i corsi elettivi sono insufficienti, i programmi non vengono riformulati, la riorganizzazione degli orari che avrebbe dovuto ridare il tempo agli studenti non è avvenuta. Lei cosa ne pensa?

Secondo me questa passività, che chiamerei più inerzia, c'è ed è solo parzialmente dovuta al fatto che si è stati per otto mesi senza né Preside né Presidente. Quello che io vorrei riuscire a fare ora è riprendere in mano le redini del tutto, attaccando da diversi punti: l'intervento fondamentale è riprendere il lavoro sul core curriculum (l'insieme delle conoscenze, competenze ed attitudini irrinunciabili per un laureato, N.d.R.), definendo cosa è assolutamente essenziale insegnare e che cosa può essere opzionale; l'altro punto d'attacco è in parte organizzativo e in parte culturale ed è quello di riuscire ad avere i nuovi programmi di tutti i corsi. A questo proposito il CCL ha istituito la figura del coordinatore di corso integrato che avrà il compito di organizzare il corso, decidendo con i docenti cosa e come ciascuno di loro dovrà insegnare; senza questo lavoro un reale cambiamento dei programmi non è possibile. Questo consentirà anche alla Facoltà di ridefinire la propria pianta organica (ovvero la distribuzione delle risorse umane, tecnologiche ed economiche della Facoltà, N.d.R.). Infatti la progettazione dei corsi permetterà di sapere quante ore di didattica formale e di didattica a piccoli gruppi sono previste per ciascun corso. Siccome definire l'organico significa dare la possibilità di aggiudicarsi le risorse e di definire nuovi posti, forse i colleghi tenderanno ad attivarsi. Parallelamente si dovrà verificare se i docenti rispettano quanto deliberato riguardo all'organizzazione dei corsi.

L'insufficienza degli elettivi è un problema perché se non vengono proposti, non è che si possano imporre; l'ideale sarebbe arrivare ad avere una situazione in cui i vari elettivi fossero addirittura in concorrenza tra di loro, come succede nelle università americane.

Probabilmente questo è legato ad un sistema di incentivi per i professori; da noi che interessi avrebbero i docenti a fare questo?

Sì , questo sistema per il momento non c'è da noi. Io credo che in qualche modo sia importante, ma con molta cautela, associare agli elettivi anche una forma di valutazione del profitto, che non può essere né un esame, né un voto, ma che è comunque necessaria perché ora come ora molti di voi frequentano spesso come se dovessero andare in banca a pagare le tasse, tanto per avere i crediti... L'altra cosa che a me piacerebbe è che venisse fuori qualche proposta anche da parte vostra, in quanto studenti.

Inoltre un'idea interessante sarebbe trasformare l'internato in attività elettiva, considerando però che probabilmente a breve non ci sarà più il tirocinio pre esame di stato, che sarà incorporato nel corso di laurea. Tra l'altro ciò potrebbe diventare uno strumento per forzare di più la parte pratica dei corsi clinici.

Un sentimento molto diffuso tra gli studenti è la frustrazione suscitata dalle numerose difficoltà pratiche che la cattiva organizzazione della didattica provoca quotidianamente e dalla sensazione di non potersi appellare a nessuno per vedere rispettati persino i diritti più elementari. Le facciamo alcuni esempi:

le lezioni di Fisiologia terminano regolamento oltre la scadenza stabilita dalla Facoltà;

il corso di Sistematica e Semeiotica è cominciato in alcuni poli prima che ne fosse stato redatto il programma;

le date degli esami sono spesso stabilite solo pochi giorni prima dell'inizio o addirittura durante le sessioni e non sempre tra un appello e l'altro ci sono le due settimane previste dal regolamento.

Lei come pensa di intervenire a riguardo?

Credo che su questo sia necessario stabilire una nuova procedura. E' chiaro che uno dei compiti del Presidente di CCL è quello di far rispettare le decisioni prese, quindi, nel momento stesso in cui saltano fuori grane come queste, vorrei che voi mi contattaste direttamente. L'importante è che mi forniate nome e cognome degli studenti che hanno subito l'eventuale torto, nomi che io mi riservo ovviamente di non comunicare al docente, e il nome del docente. Dopo di ché potrei intervenire per telefono o per iscritto. Una via alternativa, magari più semplice, è quella di rivolgersi ai coordinatori di Polo, che sono il professor Conte per il Policlinico, la professoressa Bastagli per il S. Paolo e il professor Vago per il Sacco, e chiedere loro di intervenire in prima battuta. Se loro non riescono, posso provare ad intervenire io.

Non pensa che forse sarebbe meglio studiare delle procedure super partes, che ovviassero ai problemi di rapporto di potere e autorità all'interno dall'ospedale? Noi non riusciamo molto ad immaginarci il coordinatore di polo che, per difendere i nostri diritti, ammonisce un superiore, magari il proprio primario. Non sarebbe meglio istituire un organo collegiale formato, ad esempio, da un docente e uno studente per ogni linea, il cui ruolo fosse proprio quello di far rispettare le norme, regolamento alla mano?

E' una cosa che si può studiare e al limite mettere anche nel regolamento. Tuttavia io sono convinto che in tutto ciò che ha a che fare con la didattica, sia fondamentale avere un reale consenso da parte dei colleghi, che non sia soltanto formale; senza di esso è impensabile ottenere un comportamento costruttivo.

Ma l'università possiede degli strumenti per costringere i propri docenti a rispettare le regole?

Per quello che ne so, gli strumenti sono pochissimi. Per chi non rispetta lo Statuto, i regolamenti o le delibere di Facoltà, il massimo che si può ottenere è, in casi assolutamente eccezionali, una censura da parte del Rettore; in realtà l'unico vero strumento efficace sarebbe quello di poter sospendere la progressione della carriera, o addirittura quello di licenziare il docente. Nelle università anglosassoni si procede in questo modo, in Italia non abbiamo niente di simile e per di più spesso ci si appella alla libertà di insegnamento utilizzandola come alibi. Capisco che dopo la guerra ed il fascismo la libertà di insegnamento avesse un certo significato; adesso la situazione è cambiata e, a mio parere, i limiti a questa libertà, in particolare nelle facoltà scientifiche, possono avere un significato di efficienza e funzionalità per raggiungere un certo scopo: la Facoltà deve poter decidere quali sono gli obbiettivi didattici da perseguire dandosi dei paletti. Purtroppo sono sicuro che se qualcuno si appellasse al TAR contro queste cose in nome della libertà di insegnamento vincerebbe. Questo è assurdo.

Quali provvedimenti pensa di adottare nei prossimi 3 mesi?

Il primo provvedimento è quello di chiedere alla commissione valutazione della didattica di prendere in esame le valutazioni formulate dagli studenti per gli anni accademici 98/99 e 99/00 e di fare una diagnosi dello stato di ciascun corso da dare ai docenti, senza renderla pubblica, chiedendo loro di discutere dei problemi emersi e di individuare le modifiche che potrebbero eliminarli.

Quello che secondo me bisogna evitare a tutti i costi è di creare la classe dei bravi e dei cattivi. Se la cosa prende questo indirizzo, è la fine, perché la valutazione perderebbe la sua efficacia di strumento di miglioramento. I docenti si sentirebbero attaccati e passerebbero subito sulla difensiva, mentre bisogna mettere i docenti a confronto con se stessi nei vari anni in modo da ottenere delle prestazioni migliori.

Quindi lei crede che un sistema basato su un meccanismo di incentivazione o punizione in base ai risultati della valutazione della didattica, sul modello anglosassone, non sia praticabile. Un sistema di questo tipo, in cui ad una verifica di qualità seguisse la distribuzione dei fondi, non sarebbe auspicabile?

Sì, questo si può fare, però attenzione: la valutazione degli studenti rimane sempre una "customer's satisfaction" che non necessariamente coincide sempre con la qualità del servizio. Per questo deve essere solo uno dei parametri necessari a mettere in piedi questo sistema di monitoraggio.

L'altro provvedimento che vorrei adottare entro l'anno prossimo è quello di avere un sistema di monitoraggio degli esami che si avvalga, oltre che della valutazione degli studenti, anche dei dati statistici relativi alle iscrizioni, al numero di ritirati, respinti e promossi ad ogni appello. Tutto questo si potrà avere in tempo quasi reale grazie all'imminente processo di informatizzazione e ci permetterà di individuare le lacune più grosse ed intervenire in tempi brevi. E' evidente infatti che un corso in cui il 60% degli studenti non dà l'esame entro l'anno, è un corso oggettivamente fallito. Lo stesso vale per un esame in cui passino tutti con la media del 30. E' chiaro che in questo caso o gli obbiettivi sono troppo bassi, o il sistema di valutazione è sbagliato.

Ho intenzione anche di spedire una lettera ai professori per far sì che tutti rispettino le direttive sugli esami deliberate dal CCL (a questo proposito vedi "Sapere è Potere", N.d.R.).

A proposito di esami, in un colloquio pre-elettorale con i rappresentanti della Lista Panoramix lei aveva prospettato la possibilità di estendere le sessioni di Febbraio e Settembre interrompendo per qualche giorno i corsi durante il semestre, così da permettere in quel periodo la preparazione e lo svolgimento degli esami. Quella di avere più appelli è una delle necessità più sentite da parte degli studenti. Come pensa di realizzare questo progetto?

Purtroppo le reazioni dei colleghi alla mia proposta sono state molto negative. Secondo me bisogna continuare a parlarne, anche se ho l'impressione che al momento della votazione la cosa non passerebbe. La maggior parte dei docenti non solo sostiene che la settimana di vacanza è necessaria per studiare le materie dei corsi del semestre, ma anche che questa ulteriore occasione di esame porterebbe gli studenti a non frequentare. Certo, tutto ciò rimane difendibile solo se la Facoltà riesce a mettere in piedi, soprattutto negli anni clinici, dei corsi che valga davvero la pena frequentare. Altrimenti questi vincoli perdono la loro giustificazione e servono a rendere solo difficile la vita agli studenti.

Da un anno ormai il C.d.F. ha approvato l'istituzione delle commissioni di polo a partecipazione studentesca, sancendo così la necessità di un organizzazione della didattica più puntuale e più vicina alle necessità degli studenti: ma fino ad oggi, 3 marzo 2000, solo il Sacco ha visto partire i lavori. Per quali ragioni? E' solo un problema di cattiva organizzazione o c'è qualcuno che sta remando contro?

Secondo me le commissioni di polo non sono state capite dal grosso dei docenti. Purtroppo il termine "commissione" è non è felice, perché fa pensare ad organi ristretti, riservati solo ad alcuni rappresentanti. Invece sono state create per essere l'assemblea plenaria di tutti i docenti del polo, nelle quali discutere, assieme ai rappresentanti degli studenti, i problemi didattici della linea. Ciò non è stato afferrato fino in fondo e molti docenti non le frequentano; ma non c'è alcuno strumento per costringerli a parteciparvi. Conterà molto come riusciranno a lavorare i coordinatori di Polo. Oltretutto, mentre al San Paolo e a Vialba i docenti lavorano all'interno di una struttura circoscritta, al Policlinico e a Città Studi, soprattutto, le cose sono rese ancora più complesse dalla dispersione sul territorio. E' impossibile negare che ci sia un grave ed oggettivo problema di comunicazione.

Molti docenti e la maggior parte degli studenti sembrano non essere al corrente delle decisioni prese negli organi di governo universitario. Come pensa di porre rimedio a questa situazione?

Su questo punto ci siamo già mossi. Innanzitutto abbiamo chiesto alla Divisione Sistemi Informativi di essere abilitati a riorganizzare il sito web del CCL (studenti.unimi.it – Corsi di Laurea, N.d.R.), in modo tale da articolare questo spazio in un serie di parti che comprendano la guida dello studente, la carta della formazione, i programmi dei corsi comprensivi del monte ore di didattica formale e non, il nome, il recapito e l'orario di ricevimento dei docenti che vi parteciperanno. Inoltre, nel sito sarà presente il prontuario con tutte le regole del Corso di Laurea; gli orari dei semestri, le date degli esami e la possibilità di iscriversi per via telematica; una rubrica con le ultime decisioni di una certa rilevanza prese in CCL; l'elenco dei rappresentanti degli studenti, ed infine l'elenco di tutti gli elettivi, con informazioni tempestive su luogo e date di inizio ed una loro breve descrizione. Tutto ciò dovrebbe essere pronto entro un mese.

In attesa di questo mi impegno a mandare via e-mail a tutti i docenti, ai rappresentanti e alle segreterie didattiche in modo che le appendano in bacheca, un mio riassunto informale di ciò che viene deliberato in CCL.

Informare è un dovere dell’università e non penso che si debba addossare sui rappresentanti degli studenti la funzione di messaggeri e informatori delle decisioni prese dall'università. Oltretutto, in questo modo, si rischia di incorrere nell'effetto "telefono senza fili", in cui le informazioni, passando di bocca in bocca, si distorcono e possono non solo trasformarsi in leggende metropolitane ma confondere le idee anche agli stessi docenti.