Chi alla guerra ha detto no

Come l’Università ha reagito a questi due mesi di conflitto

di Lara Weisz

Il 24 Marzo esplode la guerra, cominciano i bombardamenti della NATO che si definiscono umanitari e dovrebbero risolvere la situazione in Kossovo.

La reazione è abbastanza immediata: nelle città nascono i comitati per la pace, si coalizzano le forze di chi condanna fermamente le persecuzioni etniche ma non accetta che i bombardamenti rappresentino una soluzione, di chi ritiene che le ragioni di questo conflitto siano altre...

L’Università (con la "u" maiuscola) non può restare indifferente, questo ci diciamo, questa al necessità improrogabile: bisogna prendere una posizione, capire, approfondire, mobilitarsi ,non si può continuare a studiare, a insegnare, a lavorare come se niente fosse, come se l’Italia non fosse pienamente coinvolta nel conflitto, come se la questione balcanica con lo smembramento della Jugoslavia, i conflitti etnici, gli eccidi, le responsabilità internazionali non ci riguardassero.

Questi i pensieri quando, dopo le prime riuscite manifestazioni nazionali a Roma, ci troviamo con i collettivi delle università milanesi per trovare un modo, una via comune con cui affrontare la guerra, cercare di fermarla. Si scrive un primo appello alla mobilitazione, si organizzano le prime assemblee a Scienze Politiche, in Festa del Perdono, a Fisica, in Bocconi, mentre al Politecnico la mostra sul Kossovo in Bovisa diventa punto di riferimento. Intanto parte un’esperienza inedita: anche i lavoratori e qualche professore o ricercatore partecipano alla costruzione delle iniziative.. costituiamo,insieme a loro, i comitati unitari contro la guerra.

Nei comitati ci si divide in gruppi, bisogna raccogliere e diffondere informazioni, documenti, articoli che ci spieghino la guerra ma bisogna anche mostrare il nostro dissenso.

Ci organizziamo per partecipare, il 25 Aprile e il primo Maggio, insieme al Comitato milanese contro la guerra nei Balcani e in Europa, ai cortei cittadini che vedono una presenza forte e maggioritaria di chi si oppone alla guerra e chiede la fine delle bombe e dei massacri, noi non siamo tanti ma erano anni che l’Università non partecipava "unita" a una manifestazione di piazza.

Nelle Facoltà la guerra si deve vedere e sentire, le assembleee sono un primo passo, l’interesse è alto, ci stupisce e ci conforta, si parla di storia, economia, del ruolo dell’informazione, intervengono docenti e ricercatori.

Un appello che manifesta la preoccupazione per l’evolversi del conflitto e il sostegno alle iniziative per la pace in università raccoglie le adesioni del Rettore, dei membri del Consiglio d’amministrazione, dei Presidi di Facoltà....anche "l’accademia" si muove !

Dopo le manifestazioni di mercoledì 12, quando musiche, sirene di guerra, spettacoli teatrali hanno accompagnato i cortei in Festa del Perdono e a Città Studi, adesso ci si prepara ad organizzare un’assemblea di Ateneo durante la giornata nazionale di mobilitazione dei lavoratori.

Come andrà non lo sappiamo perché il giornale va in stampa prima, la speranza è che chi legge possa già parlare al passato di questa guerra ma le notizie che ci arrivano di ora in ora ci fanno temere che questo non sarà e che quindi anche la guerra alla guerra deve andare avanti.

 

COMITATO PERMANENTE CONTRO LA GUERRA (Città Studi)

Per adesioni, suggerimenti, informazioni: controlaguerra@yahoo.it