Esame o non esame?

Riflessioni su rischi e pericoli del nuovo Esame di Stato

di Luigi Fonte

 

Era un giorno di novembre del 1998 quando fu presentato al Senato il disegno di legge per rimodernare il nostro tanto caro esame di Stato, quello che ha sempre fatto un po' di paura, anche se poi non così tanta perchè alla fine passavano tutti.

Il testo preliminare era qualche cosa da far rizzare i capelli in testa: al fine di rendere l'abilitazione alla professone di medico-chirurgo più qualificante si prevedeva l'introduzione di un tirocinio di dodici mesi che si sarebbe dovuto ripetere per intero, se non si fosse raggiunto un punteggio sufficiente nella sua valutazione. Inoltre l'esame sarebbe stato costituito da tre prove (una scritta, una pratica e una clinica) ognuna delle quali sostenibile per sole due volte nell'arco dell'intera vita. Salta un giro e vai in prigione senza passare dal via! Grazie al cielo si sono resi conto che era improponibile e così hanno modificato il testo ed eliminato questo limite.

Ma vediamo ora cosa dice la proposta definitiva, nata dalla XII commissione "Sanità ed Igiene" del Senato il 30 Marzo 2000, e che è quindi ancora passibile di cambiamenti in Parlamento. Cito il primo articolo: "1) Al fine di consentire un migliore esercizio della professione medico-chirurgica, l'esame di abilitazione alla professione medica verifica le conoscenze, l'abilità e le competenze dei laureati in medicina e chirurgia, con particolare riguardo: a) alle conoscenze di base, teoriche e di metodo riguardanti la prevenzione, la sintomatologia, la diagnostica, la terapia e la riabilitazione delle principali patologie e i rapporti interdisciplinari connessi alla moderna medicina; b) alle capacità pratiche necessarie per l'esercizio della medicina;c) alle problematiche etiche, relazionali e giuridiche connesse alla prassi medica. 2) L'esame di Stato assolve ad un preciso dovere dello Stato allo scopo di tutelare la salute dei cittadini e favorire l'ottimizzazione degli interventi diagnostici e terapeutici."

Il progetto attuale prevede di perseguire queste finalità innanzi tutto con un tirocinio valutato della durata di soli tre mesi, da eseguirsi dopo la laurea e ripetibile in caso di giudizio negativo. Forse tre mesi potrebbero essere troppo pochi e proprio per questo le università dovranno garantire la massima efficienza nell’organizzazione per fornire a tutti un servizio adeguato alle nostre necessità formative. Il momento finale dell'esame è la prova pratica, sostenuta sia sul paziente che su materiale diagnostico (referti di analisi di laboratorio, tracciati elettrocardiografici, lastre..). Per accedervi è necessario aver conseguito un punteggio sufficiente al termine del tirocinio e aver superato una prova scritta, sostenibile una sola volta all'anno, consistente in due parti: la prima generale (fisiopatologia, cliniche, terapia, ecc), che potrà essere sostenuta anche durante l'ultimo anno di corso prima della tesi, e la seconda, cito, pensata per giudicare "le capacità del candidato nell'applicare le conoscenze biomediche e cliniche alla pratica medica e nel risolvere questioni di deontologia professionale e di etica medica".

E questo è un riassunto della situazione attuale del disegno di legge 3641, proposto dal senatore Camerini dei DS ed altri. Al momento non è ancora stato stabilito quando sarà posto all'ordine del giorno dell'assemblea del Senato, che è il prossimo organo che deve approvarla prima che passi alla Camera.

 

Già da tempo era nell'aria una rivisitazione, anche per adeguarci agli standard europei. Eppure il panorama della formazione medica nel nostro continente non è affatto omogeneo e definire concretamente quali siano questi standard è impresa ardua. In Germania, ad esempio, i nostri colleghi sostengono il primo esame universitario, sotto forma di quiz, solo dopo due anni, poi ne sostengono un altro analogo a distanza di tre anni e il successivo ed ultimo alla fine del sesto. Come potete immaginare si tratta di una situazione ben più agevole della nostra... In Olanda, invece, il curriculum di studi è organizzato in corsi verticali e l'apprendimento pratico delle tecniche mediche è particolarmente importante; dopo la tesi non è necessario alcun esame di abilitazione perchè basta la laurea a conferirla.

Viene quindi da chiedersi che senso abbia rifarsi continuamente a dei parametri europei attualmente piuttosto nebulosi.

Ma le perplessità non finiscono qui.

Come accade per tutte le nuove cose iI timore è certamente che, per dimostrare un maggiore rigore di giudizio, chi ci giudicherà possa limitarsi a bocciare di più, senza un criterio oggettivo. Questa è una possibilità da non escludere; se non altro, però, la riforma porterà ad una maggior coerenza: sì, perchè la commissione sarà nominata a livello statale con decreto emanato dal Ministro della Sanità, di concerto con il Ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica e rimarrà in carica tre anni. Così tutti saremo giudicati con lo stesso metro, da Aosta a Caltanissetta, da Venezia a Genova e non accadrà più che ogni studente venga esaminato dai professori del proprio corso, come avviene ora. Se poi verrà designata una commissione particolarmente dura non rassegnatevi: tre anni non sono poi molti...

Volendo poi adegursi (come abbiamo visto, non si sa bene a cosa) in modo così veloce e forse frettoloso senza che la riforma dell’esame finale sia preceduta da una reale e omogenea riforma a monte, che modifichi e migliori tutto il curriculum di studi, dobbiamo sperare che le cose vadano bene: cosa succederebbe, infatti, se al primo esame una o più università riportassero una percentuale di bocciati preoccupantemente elevata? Evidentemente questo indicherebbe che nella formazione attuata da questi atenei c’è qualche cosa che non va; ma come ci si potrebbe comportare? Ci si limiterebbe a dire che quella università non è stata in grado di preparare adeguatamente gli studenti e che questi si dovranno arrangiare? Forse così si creerà una competitività tra università, obbligandole ad adeguarsi, ma certo si tratta di un metodo piuttosto cruento nei confronti degli studenti.

Sì, perché non dobbiamo dimenticarci che noi ci spacchiamo la schiena sui libri per sei anni, sostenendo più di trenta esami, chi più, chi meno, e siamo obbligati a frequentare le lezioni e i reparti, il tutto seguendo un rigido e predefinito programma didattico. Se il risultato di questo processo di formazione, nella cui progettazione noi non abbiamo spesso alcuna voce in capitolo, fosse fallimentare forse farne pagare le conseguenze ai malcapitati studenti sarebbe, oltre che irresponsabile, un’inutile vessazione. Si è parlato di creare una competitività tra le università: questa però dovrebbe attuarsi ripensando alle offerte che queste ultime sono in grado di fornire ai loro utenti, per tentare di incentivare continui miglioramenti, altrimenti il rischio è che ci vadano di mezzo solamente gli studenti che hanno avuto la sfortuna di scegliere peggio o che non hanno nemmeno potuto scegliere. D’altronde, è noto a tutti che le richieste di accesso ai corsi di medicina sono di gran lunga superiori ai posti disponibili. Che libertà di scelta ci può essere se dobbiamo fare i conti con il numero chiuso?

Quante sono inoltre attualmente le facoltà di medicina in grado di preparare adeguatamente i propri iscritti ad affrontare un simile esame? Negli obiettivi del nostro nuovissimo ordinamento, nel bene e nel male, si intravede la volontà di arrivare a questo, aumentando il peso della didattica non formale, organizzando i corsi elettivi, incrementando le ore di reparto e inserendo il corso, della durata di ben cinque semestri, di "Comunicazione e Relazione in Medicina". Ma bisogna considerare che sono pochissime le università d'Italia che hanno adottato questo ordinamento. Se da un aparte lo Stato ha pensato di modificare l’esame di ammissione all’ordine per sanare una situazione altamente disomogenea e difficilmente governabile, dall’altra c’è il concreto rischio che questo provvedimento si ritorca solo su di noi, almeno fino a quando tutte le università del nostro paese non si saranno adeguate ai nuovi standard diventando realmente competitive, cosa che sicuramente richiederà molto più di qualche anno. Noi a Milano ci possiamo considerare forse tra i più fortunati visto che abbiamo appoggiato appieno la nuova riforma del curriculum; in particolar modo si possono considerare privilegiati gli studenti del San Paolo, tra i pochissimi in Italia, se non addirittura gli unici, che sostengono gli esami di Semeiotica e Sistematica in un nuovo modo, che prevede il ragionamento anche su materiale diagnostico e su un paziente simulato.

Ma ricordiamoci anche che, purtroppo, anche se fosse realmente possibile una reale competizione tra i vari atenei, tutti più o meno in grado di garantire una preparazione in linea con gli obiettivi del nuovo esame, in Italia solo chi è privilegiato può realmente permettersi si scegliere perchè mancano le strutture, le borse di studio, gli alloggi, le mense per trasferirsi in una università distante da casa che possa offrire più di quella che ci troviamo vicina.

E poi c’è da considerare un altro problema: che ne è dell'autonomia didattica che è stata conferita alle singole università, in questo periodo un cui non si fa altro che parlare di decentramento? Esistono delle linee guida di base, ma quanto vi si potranno discostare le università e quanto dovranno rimanervi aderenti per poter permettere ai loro studenti di superare la prova? Non si rischia di tornare all'omologazione dell'insegnamento dalla quale stavamo cercando di allontanarci?

Come vedete i quesiti e le perplessità sono molti. Quello del medico, oltretutto, è un apprendimento aperto, in continua evoluzione e migliramento, che con la pratica tende continuamente ad affinarsi e migliorarsi. Forse ha senso creare un primo sbarramento se lo consideriamo nell'ottica del tentare di mettere sul campo solo medici che siano in grado di nuocere il meno possibile, però è certamente difficile creare un metodo di giudizio che sia universale. C'è da rifletterci a lungo.

Tirando le somme al momento non vi posso quindi ancora dire con certezza cosa sarà di noi, ma forse vi ho dato di che non dormire sonni tranquilli e, visto che questo è l'ultimo numero dell'anno, pensare e sperare durante le vostre vacanze estive.

 

Se desiderate tenrvi informati sul destino che attende il progetto di riforma in Parlmento, potete trovare ogni informazione sul sito del Ministero dell’Univerità e della Ricerca Scientifica e Tecnologica: www.murst.it