Era ora!

Presentazione di Pan


di Sara Foresti

Prima di iniziare a riempire di parole le pagine di questo giornale, pensiamo sia bene dire chi siamo e perché scriviamo. Beh, chi siamo, vi risparmiamo la "storia del collettivo" per evitare che già tra qualche riga decidiate di usare questi fogli per fare origami. Ci presentiamo, però, rispondendo a qualche domanda che forse vorreste farci:

 

Perché un collettivo di medicina?

Quest'esperienza è nata dall'incontro di studenti che in momenti diversi del loro percorso si sono trovati con il bisogno di mettere in discussione una facoltà che non rispondeva alle loro aspettative. Per chi di noi pensava che l'Università fosse un luogo di cultura e di curiosità intellettuale e la medicina un intreccio di metodo scientifico, di cultura umanistica e di impegno sociale, l'incontro con questo prolungamento della scuola secondaria con il suo cumulo disorganico di nozioni non poteva che essere una cocente delusione. Fortunatamente c'è modo e modo di reagire alle delusioni, cosi' la voglia di pensare e di agire per un'Università diversa hanno prevalso sulla demoralizzazione e sul cieco istinto di sopravvivenza.

Confrontare i nostri percorsi ci ha aiutato a vivere in modo critico questa Facoltà, che non solo non ci chiedeva di pensare ed essere critici, ma ci impediva di farlo, rubando il nostro tempo, imponendoci i suoi ritmi e le sue priorità. Incontrandoci abbiamo capito che il disagio che sentivamo non era solo un'esperienza individuale, bensì un sentimento diffuso che serpeggiava silenziosamente tra gli studenti; questa consapevolezza ci ha portato a riunirci e a lavorare per raccogliere il dissenso e organizzarlo, in modo da incidere sul nostro percorso formativo.

La scelta di lavorare nelle istituzioni universitarie (come rappresentanti in Consiglio di Facoltà e in Consiglio di Corso di Laurea) è dipesa dal desiderio di poter condizionare la direzione della Facoltà, portando le esperienze e le proposte che nascevano dalla discussione nel collettivo.

 

Perché un giornale?

perché abbiamo bisogno di comunicare.
Lavorando dentro e fuori dalle Istituzioni abbiamo acquisito una conoscenza delle leggi che regolano la vita dell'Università che è sicuramente superiore a quella di altri studenti, che non possono conoscerle semplicemente perché‚ queste non vengono rispettate. Questa situazione ci ha portato a vivere in modo schizofrenico tra le discussioni teoriche nelle diverse commissioni e la vita quotidiana nella quale anche i diritti più elementari vengono continuamente violati. Non vogliamo più essere gli unici a sapere che ogni Professore dovrebbe dedicare alla didattica almeno 100 ore nell'arco dell'anno accademico e che quindi potrebbe benissimo occuparsi in prima persona della didattica non formale, invece di scaricarla nelle mani di persone non qualificate e non motivate. Nello stesso modo tutti dovrebbero sapere che hanno diritto di sostenere gli esami di fronte ad una commissione composta da tre docenti (che diventeranno due con il nuovo regolamento).

Questo giornale non vuole però essere solo un bollettino informativo, ma anche uno strumento di confronto su argomenti che vadano al di là dei problemi della didattica. Vogliamo discutere su che medici vorremo essere, del nostro ruolo nella società, del diritto alla salute intesa nella sua accezione più ampia di benessere psico-fisico-sociale e di tutte quelle questioni che riteniamo importanti nel nostro percorso formativo ( siano esse più o meno legate alla medicina). L'esigenza di creare uno spazio per affrontare questi temi è rafforzata dal fatto che questi sono del tutto ignorati nella nostra Facoltà, che ci propone un approccio esclusivamente nozionistico alla medicina.

Siamo convinti che per cambiare l'Università non si possa prescindere da una maggiore consapevolezza e partecipazione della componente studentesca, speriamo che questo giornale sia utile nell'acquisizione degli strumenti critici necessari a riconquistare un potere che ci renda protagonisti e non vittime della gestione della Facoltà.

 

Perché‚ adesso?

La risposta a questa domanda è semplice: perché‚ "era ora!"
Perché‚ abbiamo molte cose da dire, perché‚ siamo stufi di essere sempre troppo pochi e di chiederci come mai non riusciamo a coinvolgere altre persone, perché‚ siamo qui adesso e vogliamo prendere posizione su ciò che sta succedendo intorno a noi e perché‚ vogliamo mettere in discussione noi stessi e il nostro lavoro....segretamente fiduciosi che tra le persone a cui arriveranno queste pagine ce ne saranno alcune che avranno voglia di lavorare con noi.

Probabilmente questo giornale è un progetto ambizioso, sicuramente è una bella scommessa e per riuscire a vincerla vi chiediamo di aiutarci, mandandoci degli articoli per i prossimi numeri o venendo a lavorare nella redazione, perché continuare da soli non avrebbe senso, perché allora tanto varrebbe tornare alle nostre riunioni carbonare in stanze fumose e poco illuminate.

Aprile 1998 torna all'home page