Sotto il ricorso, niente?

Il Preside resta, malgrado la messa in discussione del voto degli studenti.

di Marco Vita

rappresentante di Alternativa a Sinistra in Senato Accademico

 

 

Nel mese di ottobre, dopo molte voci e falsi allarmi, due noti docenti della facoltà di medicina, il professor Matturri e il professor Caracciolo, hanno presentato al TAR di Milano un ricorso per chiedere la sospensione dell'elezione del Preside Coggi (eletto il 23 settembre scorso, n.d.r.) e il riconoscimento dell’illegittimità dell'articolo 24.3 dello statuto della nostra università. Il ricorso denuncia la non legittimità di un articolo che prevede che il Preside di Facoltà sia eletto da tutti i professori (ordinari ed associati) e dai rappresentati degli studenti e dei ricercatori; esso sostiene invece che il Preside debba essere eletto soltanto dai professori, escludendo sia i ricercatori sia gli studenti, chiamando in causa la legge 382 del 1980. Tale legge prevede effettivamente che il diritto di voto spetti soltanto ai docenti, ma è stata ormai superata dalla legislazione introdotta con l'autonomia negli anni ‘90. In realtà l’obiettivo principale del ricorso non è la denuncia di un’ ipotetica illegittimità statutaria (lo statuto, oltretutto, è stato approvato anche dal Ministero) o regolamentare del nostro ateneo, ma piuttosto la delegittimazione del Preside Coggi e della sua elezione. Il ricorso è soltanto uno strumento per ottenere un altro fine, un fine strettamente politico. Perché i due professori si sono mossi soltanto oggi e non nel 1996, quando lo statuto è stato emanato? Perchè i due professori hanno sollevato la questione soltanto dopo numerose votazione del Consiglio di Facoltà e non subito? Se il nome uscito dalle urne fosse stato un altro molto probabilmente non ci sarebbe stato nessuna azione legale!!

I rappresentanti degli studenti e i gruppi che quotidianamente sono presenti in università, unitariamente, si sono attivati sia sul piano politico che su quello amministrativo per difendere il principio che questo ricorso ha voluto mettere in discussione. E' stato preparato un ordine del giorno per denunciare il grave attacco all'autogoverno dell'università e difendere il principio di partecipazione della rappresentanza studentesca, ordine del giorno votato all'unanimità dalla Conferenza degli Studenti e da numerosi Consigli di Facoltà. Abbiamo poi unitariamente sottoscritto un nostro ricorso - ricorso ad opponendum-, condiviso e sostenuto anche dai ricercatori, che si opponesse alle richieste di sospensione della elezione del Preside di Medicina.

Il TAR, nella seduta di mercoledì 24 novembre, ha dato ragione agli studenti e non ha accolto la richiesta avanzata dai due docenti. La sentenza definitiva arriverà comunque solo nei prossimi mesi e noi nel frattempo ci impegneremo affinchè il tribunale, anche in futuro, non accolga in nessun caso la richiesta di illegittimità avanzata dal ricorso, evitando di creare così un precedente pericoloso e paradossale che aprirebbe un problema a 60 atenei italiani su 62 (quasi tutti gli statuti degli atenei, infatti, prevedono la partecipazione diretta di tutte le componenti del mondo universitario, non solo per eleggere il Preside di Facoltà).

La decisione di investire energie e tempo nella difesa del principio della rappresentanza studentesca e dei suoi poteri è stata quindi ampiamente ripagata, sia dalla disponibilità riscontrata in buona parte della componente accademica, sia dalla unitarietà con la quale le diverse liste studentesche si sono mobilitate. Noi tutti non abbiamo soltanto difeso il Preside di Medicina ma abbiamo soprattutto sostenuto il principio e il ruolo della rappresentanza studentesca, ottenendo non solo un risultato formale ma ribadendo definitivamente la sostanza e l'importanza della nostra partecipazione. Sappiamo, comunque, che la vera sfida del coinvolgimento degli studenti non si combatte a colpi di cavilli formali; sappiamo anche che il nostro vero potere di incidere e decidere non dipende da un semplice articolo di statuto, ma stà nella coscienza e nella consapevolezza dei diritti e della forza degli studenti. L'esito positivo raggiunto oggi rappresenta, ad ogni modo, un punto fermo nella cornice di regole formali che governano il mondo universitario;è un messaggio chiaro e inequivocabile a quei professori "estrosi" o no che per interesse o per chiusura mentale credono che all'alba del 2000 dopo trent’anni dal ‘68, l'università sia solo un castello dove il diritto di cittadinanza sia privilegio di pochi baroni!