La fine delle certezze


di Roberto Di Lernia

Su Le Scienze di marzo, è apparso un articolo di D. E. Ingber su "L’architettura della vita". L’autore è un biologo cellulare e cancerologo, ma anche un appassionato architetto!

Partendo da considerazioni su modelli architettonici in cui "le strutture si autostabilizzano, sfruttando l’equilibrio di forze opposte di trazione e compressione", Ingber paragona strutture artificiali e naturali (es. citoscheletro di cellule viventi), generalizzando come "la costruzione delle strutture organiche, dalle più semplici molecole del carbonio agli organelli più complessi, sembra essere dettata da poche regole universalmente valide".

L’osservazione minuziosa delle forme dei viventi ha da tempo suggerito l’esistenza di regole geometriche (7) come ad es. le spirali dei gusci di molluschi o la distribuzione delle macchie di colore nelle ali delle farfalle. La stretta connessione fra geometria e bellezza è stata a lungo sospettata essere un hobby del Divino. In realtà proprio le farfalle, meno ingenue e spensierate di quanto il senso comune portasse a pensare hanno con "semplice battito d’ala" consentito di dimostrare, grazie anche all’utilizzo degli elaboratori di calcolo, che una piccola variazione può indurre grandi effetti e aprire lo scenario delle "dinamiche caotiche" (2).

Grazie a nuovi modelli matematici risulta possibile risolvere strutture nei diversi ordini di grandezza, utilizzando "l’autosomiglianza" della matematica dei Frattali (2) e osservando che nei viventi alcune forme sono indipendenti dalle dimensioni e dalle affinità sistematiche.

Poiché possiamo essere ragionevolmente sicuri che gli attuali viventi siano il prodotto di quelli che li hanno preceduti, oggi utilizziamo con una certa padronanza il termine Evoluzione, ma non abbiamo nessuna certezza (1) di come questa sia avvenuta e soprattutto non siamo in grado di stabilire un rapporto fra casualità e determinismo (3,4,5,6).

L’evoluzione della nostra specie ad esempio, appare deterministica (finalizzata per i più spirituali), e se facendo un percorso a ritroso nello studio dei nostri o presunti reperti fossili, estrapoliamo, partendo dal più antico, otteniamo il quadro che più ci conforta e nobilita, ponendoci modestamente come il prodotto meglio riuscito della scala dei viventi e forse dell’Universo!

Non è affatto così, e questo sembra valere per tutti i viventi, se immaginando di partire da un punto lontano nel tempo ci proponiamo di definire la probabilità di una determinata sequenza "evolutiva" futuribile, e comunque calandoci in uno scenario spazio-temporale che i nostri sensi, tarati prevalentemente sulla durata di un’esistenza singola, faticano a "sentire" (6).

Questo conflitto fra probabilità a posteriori e probabilità a priori in dinamiche complesse, può in parte trovare soccorso nei modelli che trovano soluzioni deterministiche al caos (2) per i quali possiamo stimare gli eventi in termini di probabilità, ma questo significa anche la fine delle certezze (1).

E la Medicina ? bisognerebbe anche chiedersi: quale? Trascurando quella praticata da cialtroni, santoni e furboni, dovremmo prendere in considerazione quella che ha maggiormente esplorato le diverse connessioni dei rapporti causa-effetto, struttura-funzione e normale-patologico ai diversi ordini di grandezza o, se si vuole, dalle molecole all’uomo. (2).

Questa Medicina che si presenta riduzionista a livello molecolare (gene-proteina) e specialistica (organi) rispetto al paziente, offre il massimo di credibilità a livello sperimentale, ma all’aumentare delle conoscenze che essa stessa contribuisce a produrre, contrappone una inadeguata integrazione delle stesse, unitamente ad una contraddittorietà che riconduce alla complessità dei viventi e, al momento, alla mancanza di modelli interpretativi che ne facilitino la gestione.

E il medico? deve saper decidere rapidamente, bene e in qualsiasi momento per il paziente!

Per finire, credo di aver proposto una serie di problematiche complesse (!) e queste genereranno ulteriore complessità. I riferimenti bibliografici citati possono essere considerati validi approfondimenti. Oggi più che mai possiamo concludere con un adagio di grande saggezza popolare: "L’importante è che ci sia la salute !"

 

Bibliografia

(1) La fine delle certezze ,Ilya Prigogine,Bollati-Boringhieri, 1997

(2) Il Caos, G. Casati, Le Scienze SpA, 1991

(3) La logica dei sistemi di regolazione biologica, G. Morpurgo, Bollati Boringhieri, 1997

(4) Alla conquista del monte improbabile, R.Dawkins, Mondadori, 1997

(5) Gli alberi non crescono fino in cielo, S.J.Gould,Mondadori, 1997

(6) La vita meravigliosa, S.J.Gould, Mondadori, 1990

(7) Le forme degli animali, A. Portmann, Feltrinelli UE, 1960

(8) Molecular Medicine, R.J.Trent, Churchill&Livingstone, NY, Tokyo, 1997

 

Il professor Roberto Di Lernia è docente di Biologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Milano