Bibliografia per una critica della medicina metodologicamente fondata
di Piergiorgio Duca
Consigliare una bibliografia è un esercizio difficile e imbarazzante, accettabile solo per la fondata speranza che nessuno lo seguirà alla lettera. Se poi l’idea è addirittura di suggerire un percorso che si sviluppi negli anni…
Se un malato, o chi pensa di esserlo, rivolge sempre al suo medico tre domande:
"Che cosa mi è successo?"
"Che cosa mi riserva il futuro?"
"Che cosa posso fare per avere un futuro migliore?"
formarsi come medico dovrebbe voler dire prepararsi a fornire delle valide risposte, per riuscire almeno a fare in modo che il paziente non ne formuli, tra sé e sé, una quarta, retorica:
"Ma è questa la persona giusta a cui chiedere?"
Partiamo quindi dalla necessità di attrezzarci di buoni strumenti logici e scientifici di base e di una ferma convinzione nelle capacità di comprensione delle cause e dei meccanismi patogenetici. Partiamo con I.M Copi, C. Hempel e C. Bernard, libri in grado, a mio avviso, di dare il senso generale dell’approccio scientifico allo studio della medicina, insieme ad un’introduzione agli strumenti della logica della ricerca scientifica e dell’argomentazione razionale.
Dopo gli iniziali entusiasmi (si spera) dovrebbe subentrare una fase di matura riflessione e viene il tempo di alimentare i dubbi: È proprio lineare lo sviluppo della medicina ? È semplicemente riducibile a mal funzionamento di organi, apparati o sistemi la malattia ? Qual è la differenza, se esiste, fra un buon meccanico e un bravo medico ?
T. McKeown, I. Illich, A. Cochrane, da diversi punti di vista, si incaricano di smitizzare il ruolo della medicina. M. Guerin, H.J. Bursztajn, R. Bucci contribuiscono ad arricchire l’analisi della complessità del rapporto con il paziente da diverse prospettive.
Chi ha seguito fin qui, di fronte al H.J. Bursztajn potrebbe stramazzare: un testo piuttosto lungo e soprattutto in inglese. Chi non si fa prendere facilmente dal panico può però scoprire che la lettura (c’è in biblioteca a Vialba) non è così complessa e la struttura può risultare addirittura avvincente (non a caso fra gli autori c’è un giornalista).
A questo punto del percorso, al positivismo ottimista del primo periodo, che si confronta solo con la difficoltà del molteplice e dell’ignoto, ha fatto seguito la nascita di una coscienza critica circa i limiti dell’azione del medico, quando si confronta con la complessità delle relazioni umane, la varietà dei valori in gioco, l’incertezza. Come affrontare l’ansia dello studente che, ormai verso la conclusione del suo percorso formativo, si domanda che fare?
A. Murri, H. Wulff, D. Sackett forniscono spunti metodologici sufficienti ad imboccare una via d’uscita dal nichilismo, senza rifiutare la complessità o rifugiarsi nelle pure e semplici conquiste progressive della tecnologia.
E del testo di G.A. Maccacaro ?
Facciamone un testo di consultazione, su cui tornare a più riprese, trasversale rispetto a tutti e sei gli anni. Non è di facile lettura né di facile reperimento ma chi lo consulterà vi scoprirà, tra l'altro, quanto si sarebbe potuto fare già 20 anni fa, e non è stato fatto, sia per quanto riguarda la formazione del medico sia per quanto riguarda l’organizzazione della sanità.
Più che una bibliografia vi sembra un labirinto ?
Perché no ?
Babele, appunto.
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1. Irving M. Copi (1964) 2. Carl G. Hempel (1980) 3. Claude Bernard (1865 - 1973) 4. Thomas McKeown (1978) 5. Ivan Illich (1977) 6. Archibald L. Cochrane (1978) 7. Monique Guérin (1996) |
8. Harold J. Bursztajn, Richard I. Feinbloom, Robert M. Hamm, Archie Brodsky (1990) 9. Roberto Bucci (1996) 10. Augusto Murri (1905 - 1972) 11. Henrik R. Wulff, Stig A. Pedersen, Raben Rosenberg (1995) 12. Henrik R. Wulff (1980) 13. David L. Sackett, W. Scott Richardson, William Rosenberg, R. Brian Haynes (1997) 14. Giulio A. Maccacaro (1979) |
Ringraziamo il professor Piergiorgio Duca, docente di statistica presso il polo di Vialba, per aver collaborato a questo numero di Pan
| Maggio 1998 |