La Medicina Generale:
un ponte fra la medicina come scienza della natura e come scienza umana
di Vittorio Caimi
Pubblichiamo questo breve percorso bibliografico riferito alla conferenza che il Dottor Vittorio Caimi, medico di medicina generale della ASL MI-3 di Monza e presidente del Centro Studi e Ricerche in Medicina Generale ha tenuto lo scorso 4 maggio per l’iniziativa "Dove si nasconde la medicina".
La medicina generale è un osservatorio privilegiato e particolare delle trasformazioni della medicina, in generale, e della salute da un lato; della cultura e della società dall'altro. Un "ponte" fra persona, sana o malata, e assistenza sanitaria; fra servizi territoriali e specialistici; fra la società e chi si occupa di salute e di malattia.
Essere osservatori partecipi dei tumultuosi cambiamenti degli ultimi tempi significa porsi in una prospettiva storica, per comprendere le ragioni profonde di tale trasformazione. Vineis nel suo libro (P. Veneis. Modelli di rischio. Garzanti editore, 1990) parla di "svolta probabilistica", frutto del passaggio epidemiologicamente rilevante dalle malattie infettive, a causa unica, alle malattie cronico-degenerative, a genesi multifattoriale; e in un contributo successivo (P. Veneis. L’osservazione medica. Garzanti editore, 1990) delle implicazioni teoriche, metodologiche ed etiche di tale passaggio, insieme alle sfide future che riguardano non solo la medicina e i medici, ma la società nel suo complesso.
A tutto ciò fanno da sfondo i grandi progressi diagnostici e terapeutici della medicina che però non sono senza rischi, come denunciato da Illich (I. Illich. Nemesi medica. Arnoldo mondadori Editore, 1976) alla fine degli anni '80: egli sostiene che l'attuale organizzazione sanitaria e il suo patologico sviluppo industriale è paradossalmente diventato una grande minaccia per la salute (iatrogenesi). Alle argomentazioni di Illich negli stessi anni fa da eco un altro fondamentale contributo di Cochrane ( A.L. Cochrane. L’inflazione medica. Feltrinelli Editore, 1978) che sostiene, per arginare la crescente "inflazione medica", la necessità di sviluppare opportuni metodi di verifica di efficacia degli interventi sanitari.
Ma quali conseguenze hanno questi scenari sul rapporto medico-paziente? Shorter (E. Shorter. La tormentata storia del rapporto medico paziente. Feltrinelli Editore, 1986) fa una approfondita disamina delle profonde contraddizioni della medicina moderna: a una maggiore conoscenza non corrisponde una maggiore comprensione dell'uomo (sano o malato che sia); a fronte dei successi della medicina peggiora la percezione soggettiva dello stato di salute; infine, al culmine dei successi, il medico perde la fiducia del paziente. Il dialogo fra i due diventa sempre più difficle, anche se agli inizi degli anni '60 un altro autore se ne era occupato in modo pionieristico e quasi romantico (anche se per alcuni versi i suoi suggerimenti sono validi ancora oggi): Balint (M. Balint. Medico, paziente e malattia. Feltrinelli Editore, 1961) parla del valore terapeutico della relazione, suggerendo anche le strategie ottimali per valorizzare le capacità di dialogo che quotidianamente il medico impiega nella sua attività.
Il suo contributo precorre i tempi del grande interesse attuale per la soggettività del paziente, intesa come chiave di lettura non solo dello stato di salute e di malattia, ma anche come elementi centrali integrati nel processo decisionale del medico. A questo proposito si segnala un recente lavoro di Bernabè e colleghi (S. Bernabè, F. Benincasa, G.Danti. Il giudizio clinico in medicina generale. Utet Periodici, 1998) che sottolinea come il disagio decisionale del medico generale è punto di partenza per una riflessione sulle valenze cognitive del ragionamento clinico, sulla concettualizzazione della malattia e sullo statuto epistemologico della medicina e delle scienze biomediche.