AIDS: il virus inventato?
di Sergio Manfré
Omettendo il punto di domanda potete leggere il titolo di un libro uscito quest'anno in Italia, edito da Baldini & Castoldi, di Peter H. Duesberg.L'ipotesi virale viene aggredita in primo luogo dimostrando
che HIV, come agente eziologico di malattia infettiva, non
soddisfa i tre postulati di Koch.
Questi impongono che l'agente infettante sia presente in grande
quantità nell'organismo colpito (1), che possa essere
isolato dalla maggior parte dei soggetti infettati (2), e che
inoculato nell'animale da laboratorio determini la medesima
malattia (3).
HIV, come pubblicato da Duesberg in Science, vol.241, p. 514, li
violerebbe.
Secondo Robert Gallo invece, ribattendo alla pagina 515 del
medesimo volume, i postulati nel caso dell'AIDS non andrebbero
presi in considerazione perché obsoleti per essere
applicati nella medicina moderna.
A noi l'interpretazione.
A questo punto viene presentato al lettore Robert Gallo,
ritraendolo non certo con bei colori.
Questi è il più famoso ricercatore Statunitense in
materia di AIDS; colui che nell'aprile 1984 dichiarò che
la causa dell'AIDS era il virus HTLVIII da lui scoperto.
Oggi però Gallo è conosciuto come co-scopritore di
HIV insieme a Luc Montagnier.
E' successo che in quell'anno il francese aveva scoperto LAV
(Lymphoadenopathy-Associated Virus) ed aveva inviato al collega
americano una coltura cellulare che lo conteneva.
Gallo avrebbe fatto propria la scoperta cambiando il nome al
virus e brevettandone il test per la ricerca degli
anticorpi.
Sarebbero allora iniziate battaglie legali conclusesi nel 1987 in
seguito ad un incontro tra Regan e Chirac, i cui governi decisero
di chiamare il virus HIV e darne la paternità ad entrambi
gli scienziati.
Rimando alla lettura del libro per ulteriori particolari dicendo
solo qui che Gallo fu riconosciuto colpevole di condotta
scientifica riprovevole e che oggi collabora con la nostra
Università alla sperimentazione di un vaccino.
Per non divagare ulteriormente, comunque vogliamo chiamarlo,
HIV , secondo Duesberg, da solo non è sufficiente a
causare l'AIDS.
Il virus sarebbe capace di causare una malattia infettiva
nell'arco di pochi mesi dal contagio; questa malattia sarebbe di
lieve entità e, nell'organismo sano, ben combattuta dal
sistema immunitario. Da qui la positività al test
sierologico che vorrebbe solo dimostrare la sconfitta della
malattia. Non esisterebbe un periodo di latenza dopo il quale si
manifesti l'AIDS poiché, secondo Duesberg, l'Aids non
è causato da HIV.
Solo 1/1000 linfociti nel soggetto in AIDS conterrebbe il virus
come materiale genetico integrato nel nucleo e lì
quiescente come si comportano gli oncogeni.
La capacità del virus di replicare ed infettare altri
linfociti è dimostrata solo in vitro, una volta che la
coltura cellulare sia stata stressata chimicamente e il contenuto
genetico amplificato grazie alla PCR di Mullis. In queste
condizioni il virus diventa un killer.
Nell'uomo l'immunodeficienza sarebbe acquisita in seguito a ben
altri fattori causali:
Vera o non vera l'ipotesi virale non tiene conto del possibile
ruolo patogenetico della droga. Duesberg afferma che "l'epidemia
di droghe precedette di poco la comparsa dell'AIDS ( primi
pazienti diagnosticati AIDS risalgono al 1980 ) e i gruppi
colpiti dai due flagelli sono gli stessi"..."l'eroina e la coca
sono molto probabilmente più pericolose degli aghi con cui
vengono iniettate" ..." la correlazione tra uso di droghe pesanti
e AIDS è molto più marcata che la correlazione tra
HIV e AIDS".
Ma prima di permettervi di riflettere voglio riportarvi ancora
altre tre interessanti considerazioni di Duesberg.
La prima riguarda l'osservazione che i neonati affetti da AIDS
soffrirebbero per una deplezione di B linfociti anziché T,
come la nostra logica ci indurrebbe a credere.
La seconda riguarda Il sarcoma di Kaposi e le polmoniti da
pneumocistis carinii, patologie AIDS correlate spesso riscontrate
nel gruppo dei pazienti sieropositivi omosessuali.
Tali malattie sarebbero da ascrivere all'uso di droghe ricreative
come la cocaina e altre sostanze che vengono inalate. Tra queste
abbondante sarebbe l'uso di "poppers", nitriti inalanti,
potentissimi cancerogeni, che potrebbero determinare, a lungo
andare, una sofferenza polmonare inusuale in chi non ne faccia
uso nonché l'insorgenza dei sarcomi.
A favore di questa teoria la letteratura scientifica ufficiale
annovera oltre 4620 casi di AIDS in soggetti sieronegativi,
spesso sintomatici riguardo queste patologie.
La terza riguarda le terapie.
L'AZT -azidovudina- della Wellcome nasce nel 1964 negli U.S.A.
come potenziale chemioterapico ma non superò le fasi di
sperimentazione a causa della notevole tossicità midollare
causando anemia e leucopenia.
Oggi AZT ed altri chemioterapici immunosoppressori vengono
utilizzati anche in terapia preventiva, in soggetti asintomatici
e, secondo l'autore in discussione, l'AIDS verrebbe loro
prescritto in ricetta.
Sperando che questi dubbi possano essere chiariti nel modo
più giusto vi invito a collaborare con la nostra redazione
estendendo l'invito soprattutto a chi volesse mettere alla prova
il proprio senso critico.