AIDS: il virus inventato?


di Sergio Manfré

Omettendo il punto di domanda potete leggere il titolo di un libro uscito quest'anno in Italia, edito da Baldini & Castoldi, di Peter H. Duesberg.
L'autore, un noto docente di biologia molecolare e cellulare presso la University of California a Berkley, è oggi al centro di molte polemiche.
Prima di inoltrarmi nell'argomento vorrei pregarvi di leggere queste righe con senso critico. Capita spesso infatti che, oberati di studio e messi alle strette da tempi frenetici, accettiamo per vere ed insindacabili le molte notizie acquisite ex-catedra.
Nel testo di cui vorrei parlarvi vengono messi in discussione argomenti che, per l'opinione pubblica, sono oggi certezze scientifiche di cui, la più palese, che l'AIDS sia l'esito di una infezione virale.
In realtà, come spiega Kary B. Mullis (Nobel per la chimica 1993) nella prefazione, questa è un'ipotesi non dimostrata.
In merito a quest'ipotesi Duesberg non è l'unico a dissentire. Il libro di Luigi De Marchi e Fabio Franchi - psicologo clinico e sociale ed infettivologo, rispettivamente - dal titolo "AIDS - LA GRANDE TRUFFA" edizioni SEAM è infatti un altro esempio di dissenso.
E' ora il momento di addentrarci nella critica...

L'ipotesi virale viene aggredita in primo luogo dimostrando che HIV, come agente eziologico di malattia infettiva, non soddisfa i tre postulati di Koch.
Questi impongono che l'agente infettante sia presente in grande quantità nell'organismo colpito (1), che possa essere isolato dalla maggior parte dei soggetti infettati (2), e che inoculato nell'animale da laboratorio determini la medesima malattia (3).
HIV, come pubblicato da Duesberg in Science, vol.241, p. 514, li violerebbe.
Secondo Robert Gallo invece, ribattendo alla pagina 515 del medesimo volume, i postulati nel caso dell'AIDS non andrebbero presi in considerazione perché obsoleti per essere applicati nella medicina moderna.
A noi l'interpretazione.

A questo punto viene presentato al lettore Robert Gallo, ritraendolo non certo con bei colori.
Questi è il più famoso ricercatore Statunitense in materia di AIDS; colui che nell'aprile 1984 dichiarò che la causa dell'AIDS era il virus HTLVIII da lui scoperto.
Oggi però Gallo è conosciuto come co-scopritore di HIV insieme a Luc Montagnier.
E' successo che in quell'anno il francese aveva scoperto LAV (Lymphoadenopathy-Associated Virus) ed aveva inviato al collega americano una coltura cellulare che lo conteneva.
Gallo avrebbe fatto propria la scoperta cambiando il nome al virus e brevettandone il test per la ricerca degli anticorpi.
Sarebbero allora iniziate battaglie legali conclusesi nel 1987 in seguito ad un incontro tra Regan e Chirac, i cui governi decisero di chiamare il virus HIV e darne la paternità ad entrambi gli scienziati.
Rimando alla lettura del libro per ulteriori particolari dicendo solo qui che Gallo fu riconosciuto colpevole di condotta scientifica riprovevole e che oggi collabora con la nostra Università alla sperimentazione di un vaccino.

Per non divagare ulteriormente, comunque vogliamo chiamarlo, HIV , secondo Duesberg, da solo non è sufficiente a causare l'AIDS.
Il virus sarebbe capace di causare una malattia infettiva nell'arco di pochi mesi dal contagio; questa malattia sarebbe di lieve entità e, nell'organismo sano, ben combattuta dal sistema immunitario. Da qui la positività al test sierologico che vorrebbe solo dimostrare la sconfitta della malattia. Non esisterebbe un periodo di latenza dopo il quale si manifesti l'AIDS poiché, secondo Duesberg, l'Aids non è causato da HIV.
Solo 1/1000 linfociti nel soggetto in AIDS conterrebbe il virus come materiale genetico integrato nel nucleo e lì quiescente come si comportano gli oncogeni.
La capacità del virus di replicare ed infettare altri linfociti è dimostrata solo in vitro, una volta che la coltura cellulare sia stata stressata chimicamente e il contenuto genetico amplificato grazie alla PCR di Mullis. In queste condizioni il virus diventa un killer.
Nell'uomo l'immunodeficienza sarebbe acquisita in seguito a ben altri fattori causali:

Se credessimo in Peter Duesberg non considereremmo neppure l'AIDS una malattia così contagiosa come siamo abituati a credere. Il contagio di HIV nei rapporti sessuali avverrebbe con la frequenza di 1/1000 rapporti. In effetti le persone colpite dovrebbero essere molte di più di quelle attualmente diagnosticate; sono state cioè smentite le previsioni basate sull'epidemiologia delle malattie contagiose. Inoltre il costante rapporto di 9 maschi / 1 femmina avrebbe dovuto oggi essere più vicino ad 1/1
Tuttavia nel sesso femminile l'AIDS è in aumento ma per Duesberg la causa del fenomeno andrebbe ricercata nel sempre più frequente uso di droghe da parte delle donne ed anche nel fatto che la definizione di AIDS è più volte cambiata.
Oggi infatti tra le patologie che permettono una diagnosi di AIDS nei sieropositivi è annoverato anche il cancro alla cervice.
Luigi De Marchi critica questo punto sostenendo che in materia di AIDS "è la malattia che si adatta alla definizione e non viceversa come vorrebbe ogni corretta logica scientifica"
Ossia volendo perseguire l'ipotesi virale si definirebbe continuamente la malattia all'occorrenza.

Vera o non vera l'ipotesi virale non tiene conto del possibile ruolo patogenetico della droga. Duesberg afferma che "l'epidemia di droghe precedette di poco la comparsa dell'AIDS ( primi pazienti diagnosticati AIDS risalgono al 1980 ) e i gruppi colpiti dai due flagelli sono gli stessi"..."l'eroina e la coca sono molto probabilmente più pericolose degli aghi con cui vengono iniettate" ..." la correlazione tra uso di droghe pesanti e AIDS è molto più marcata che la correlazione tra HIV e AIDS".
Ma prima di permettervi di riflettere voglio riportarvi ancora altre tre interessanti considerazioni di Duesberg.
La prima riguarda l'osservazione che i neonati affetti da AIDS soffrirebbero per una deplezione di B linfociti anziché T, come la nostra logica ci indurrebbe a credere.

La seconda riguarda Il sarcoma di Kaposi e le polmoniti da pneumocistis carinii, patologie AIDS correlate spesso riscontrate nel gruppo dei pazienti sieropositivi omosessuali.
Tali malattie sarebbero da ascrivere all'uso di droghe ricreative come la cocaina e altre sostanze che vengono inalate. Tra queste abbondante sarebbe l'uso di "poppers", nitriti inalanti, potentissimi cancerogeni, che potrebbero determinare, a lungo andare, una sofferenza polmonare inusuale in chi non ne faccia uso nonché l'insorgenza dei sarcomi.
A favore di questa teoria la letteratura scientifica ufficiale annovera oltre 4620 casi di AIDS in soggetti sieronegativi, spesso sintomatici riguardo queste patologie.

La terza riguarda le terapie.
L'AZT -azidovudina- della Wellcome nasce nel 1964 negli U.S.A. come potenziale chemioterapico ma non superò le fasi di sperimentazione a causa della notevole tossicità midollare causando anemia e leucopenia.
Oggi AZT ed altri chemioterapici immunosoppressori vengono utilizzati anche in terapia preventiva, in soggetti asintomatici e, secondo l'autore in discussione, l'AIDS verrebbe loro prescritto in ricetta.

Sperando che questi dubbi possano essere chiariti nel modo più giusto vi invito a collaborare con la nostra redazione estendendo l'invito soprattutto a chi volesse mettere alla prova il proprio senso critico.