Le ultime sulle scuole di specializzazione
di Claudia Carbone
Come accade ogni anno, anche questa volta si è tornati a discutere di scuole di specialità.
A coloro che avessero la memoria corta ricordo che con l’approvazione del decreto legislativo 368/99, erano state introdotte varie novità, le più importanti riguardavano la nuova figura dello specializzando. Fino allora la legislazione prevedeva che il medico in via di formazione ricevesse una borsa di studio mensile, ma non garantiva diritti, come quelli riguardanti la malattia, la maternità; questi venivano invece garantiti, almeno teoricamente, con il contratto formazione-lavoro introdotto dalla suddetta legge. Era inoltre previsto un aumento della cifra mensilmente corrisposta. Come ricorderete questo aveva creato molta ansia, perché poteva comportare una cospicua riduzione dei posti. Grazie, però, all’intervento di numerosi studenti di tutta Italia il pericolo fu fortunatamente evitato.
Nulla veniva precisato sull’accesso alle scuole di specialità.
All’inizio di quest’anno accademico ci giungono informazioni molto preoccupanti.
E’ necessario precisare che non è stato possibile verificare ciò che abbiamo appreso, poiché non esiste al momento attuale una fonte ufficiale, alla quale un aspirante specializzando o un semplice studente di medicina possa fare riferimento.
Purtroppo nel mondo della medicina la carenza d’informazioni è cosa tipica, col tempo s’impara a sopravvivere con le solite voci di corridoio. Possibile che i diretti interessati non possano mai esprimere il proprio parere. E come potrebbero se non sanno nemmeno che qualcuno sta decidendo del loro futuro?
Ma torniamo al punto che c’interessa affrontare: l’accesso alle specialità.
All’ interno della riforma della scuola di specialità, che prende in considerazione l’ ipotesi di raggruppare le varie scuole in quattro grosse aree, si sarebbe iniziato a discutere anche di come regolarizzarne l’accesso.
La proposta prevede un esame scritto unico nazionale a graduatoria locale, seguito da una prova orale che dovrebbe tenere conto anche delle attitudini e delle vocazioni del candidato.
Proverò ad analizzare ogni singolo punto.
Una prova unica nazionale sarebbe cosa gradita. In fondo il corso di laurea di medicina prevede gli stessi obiettivi didattici in tutto il territorio, essere giudicati con una prova unica in tutta Italia sarebbe ragionevole.
Questo discorso però viene a cadere se la prova è seguita da una graduatoria locale, quando invece dovrebbe essere nazionale.
In altre parole, il metro usato per valutare un aspirante specializzando dovrebbe essere lo stesso in tutta Italia, a parità di conoscenze si dovrebbe raggiungere lo stesso punteggio, sia che si esegua la prova a Milano, che a Roma.
Ma con la graduatoria locale le cose cambierebbero. Infatti, si potrebbe verificare che in un ateneo, dove la preparazione di tutti gli aspiranti sia modesta, gli aventi diritto ad iscriversi alla scuola di specialità siano meno qualificati di quelli di un altro ateneo, dove la preparazione media sia superiore.
Verrebbe a crearsi un’ingiustizia.
Dal secondo ateneo potrebbe rimanere escluso qualcuno estremamente più qualificato, e che avrebbe avuto solo la sfortuna di partecipare al “concorso giusto ma nel luogo sbagliato”.
Il tutto sarebbe aggravato da ciò che è stato previsto con la prova orale.
Quali sarebbero i criteri oggettivi per la valutazione della vocazione dei candidati?
Ogni commissione potrebbe dare un punteggio secondo il proprio punto di vista.
Un cattolico potrebbe prendere il massimo punteggio se valutato da una commissione di cattolici ed il minimo se valutato da una di atei.
Tutto questo potrebbe favorire uno strano meccanismo, per il quale a fare selezione sarebbe una prova che non valuti le conoscenze del candidato, ma le sue personali credenze.
Per ricapitolare, se uno riuscisse ad essere nello stesso momento in più sedi universitarie avrebbe, nonostante la stessa prova scritta, vari punteggi, uno per ogni commissione da cui fosse valutato. Avrebbe poi varie posizioni in graduatoria, ognuna diversa secondo la preparazione media degli altri concorrenti.
Ma è probabilmente per evitare che questo accadesse, che hanno previsto di fare
tutte le prove nella stessa giornata, quindi a meno che voi non siate superman…
La speranza è che chi deciderà del nostro futuro (e indirettamente di quello di coloro che poi saranno i nostri pazienti) lo possa fare valutando i pro e i contro, vagliando ogni ipotesi, magari anche chiedendo un parere agli studenti, che potrebbero risultare molto utili.
Queste sono al momento le nostre informazioni, che spero possano, alla fine, essere sbagliate, ma comunque sufficienti per cominciare a riflettere…e a preoccuparsi,
Appena avremo delle novità v’informeremo subito.
| Novembre 2001 | torna all'home page |