Morti di plastica

Petrolchimico di Marghera: la sentenza del processo e i fatti che l’hanno preceduta


di Pamela De Toni, Silvia Bignamini




I MORTI: LA SENTENZA;
Il 2 novembre, giorno dei morti, il tribunale di Venezia ha assolto 28 dirigenti dell’ENICHEM–MONTEDISON, accusati di omicidio colposo e strage per la morte di 157 operai e di disastro ambientale per l’inquinamento di una vasta area circostante il polo industriale di Marghera. Una doccia fredda per i parenti delle vittime, per i periti di parte civile -che per quattro anni, a questa battaglia, hanno dedicato quasi gratuitamente il loro lavoro e molto del loro tempo- e per le associazioni della società civile; uno schiaffo per gli operai morti; un sollievo per i 28 dirigenti che certamente negli ultimi tre anni non hanno dormito sonni tranquilli. 

Le motivazioni precise della sentenza non sono ancora state rese note anche se il presidente del collegio giudicante, Ivano Nelson Salvarani, ha anticipato un sunto di tali ragioni. Secondo il collegio giudicante il CVM, la sostanza prodotta negli stabilimenti di Porto Marghera, provoca solo alcune forme di tumore (angiosarcoma epatico e altre forme di epatopatia) e la sua cancerogenicità è nota solo dal 1973: quindi, le morti precedenti a quella data non costituiscono reato; quelle successive neppure, poiché la Montedison si sarebbe adeguata tempestivamente alle norme vigenti. Il disastro ecologico non sussiste, sempre secondo il collegio giudicante, in quanto l’entità dell’inquinamento “non costituisce pericolo reale per la salute pubblica” ed in ogni caso, poiché non esistevano norme specifiche nel periodo in cui esso è avvenuto, l’inquinamento non è stato un reato. 

Nessuno è responsabile, nessuno è colpevole se 157 operai sono morti, 103 si sono ammalati di tumore e se l’area attorno a Marghera è una discarica a cielo aperto di rifiuti tossiconocivi. 

Insomma, leggendo questa sentenza, viene da pensare che Marghera è un posto salubre e che le morti per tumore sono avvenute per fatalità.

Non stupirebbe per nulla se qualcuno affermasse che, a partire dal 2 novembre, si può tornare a mangiare le sane cozze fresche pescate in laguna.

IL Killer e L’indifferenza 
Le prime conoscenze circa la cancerogenicità e la tossicità del CVM (idrocarburo clorurato insaturo dalla cui polimerizazione si ottiene il PVC, un tipo di plastica molto usato) si sono avute negli anni quaranta.

Nei primi anni cinquanta viene costruito il polo industriale di Marghera. Negli anni sessanta in Europa ed in USA vengono condotti diversi studi epidemiologici che confermano l’associazione di tale sostanza a patologie come l’acroosteolisi ed a malattie simili alla sindrome di Raynaud.

In Italia fra il 1967 ed il 1973 gli studi del dottor Luigi Viola e del professore Cesare Maltoni, quest’ultimo ingaggiato dalla Montedison per verificare le affermazioni del dottor Viola, dimostrano chiaramente la cancerogenicità del CVM, individuando l’angiosarcoma epatico come tumore più specifico dell’esposizione.(Un’accurata ricostruzione dell’accumularsi delle conoscenze scientifiche sulla cancerogenicità del CVM è stata compiuta da Gerald Markowitz e David Rosner, due storici americani autori del volume “Deceit and Denial: The Deadly Politics of Industrial Pollution”, che sarà pubblicato dalla University of California Press nella primavera 2002 e di cui si può leggere un’ampia anticipazione in “Epidemiologia & Prevenzione n. 4-5/2001, pp.161-70.)

A seguito di tali studi, i limiti di esposizione alla sostanza consentiti per legge vengono progressivamente ridotti, ma le aziende produttrici per anni tentano di tenere sotto silenzio i rischi; gli operai, soprattutto quelli delle ditte in subappalto, vengono esposti a concentrazioni molto elevate di sostanze tossiche, compiendo operazioni di pulizia degli impianti e lavorando quotidianamente senza mezzi di protezione. Già nei primi anni settanta iniziano lotte sindacali perché vengano resi noti i rischi e vengano almeno ridotti (a tal proposito si consulti “Medicina Democratica”, n 92/93 e “Epidemiologia & Prevenzione”, n 3, 2000). Sono anni infuocati, i sindacati subiscono forti pressioni dall’industria, che da una parte tenta accordi sottobanco e dall’altra tenta di mettere a tacere tutto, accusando di irresponsabilità e allarmismo ingiustificato i sindacati e le forze che pretendono informazione sui rischi e la modifica delle condizioni di lavoro. 

Intanto gli operai si ammalano e muoiono.

Gli impianti, vecchi già negli anni sessanta, nei decenni successivi non vengono rinnovati (gli impianti di Marghera hanno mediamente dai 26 ai 38 anni) e per anni continuano ad avvenire sversamenti di liquidi in laguna e fughe di gas tossici (nel 1999, a seguito di una fuga di gas gli stabilimenti vengono chiusi per alcuni mesi).La Montedison smaltisce abusivamente rifiuti tossiconocivi nel terreno e nelle acque della laguna, creando discariche profonde fino a cinque metri che coprono un’area di diversi chilometri (a tal proposito si consulti “Medicina Democratica”, n 92/93 e www.greenpeace.it).

Terra di plastica e “storie di plastica”–direbbe l’attore veneto Marco Paolini. 

DAVIDE E GOLIA 
Nel 1994 l’operaio Gabriele Bortolozzo, rappresentante della sezione veneta di Medicina Democratica, presenta un esposto presso la magistratura di Venezia denunciando, dopo avere condotto un’inchiesta epidemiologica sulla mortalità negli stabilimenti di Porto Marghera, quella che definisce ” una guerra in tempo di pace”. 

Nel 1998 il pubblico ministero Felice Casson avvia un procedimento penale contro i vertici della società Montedison/Eni/Enimont/Enichem. Le accuse sono di lesioni colpose, omicidio colposo, procurato allarme, disastro ambientale. Si profila un processo mastodontico che chiama in causa una grossa fetta del mondo dell’industria chimica italiana. Sono 546 le parti lese, 200 i testimoni, centinaia i periti e gli avvocati, molte le parti civili (associazioni e singoli), 28 gli imputati, 150 le udienze, 1milione e mezzo le pagine di verbale, 185 gli anni di carcere complessivamente chiesti per gli imputati dal PM Felice Casson.

Uno scontro tra Davide e Golia, un processo inquietante per molte delle affermazioni della difesa (si vedano anche solo stralci dei verbali, contenuti integralmente nel sito www.petrolchimico.it); inquietante per le defezioni di molte parti civili nel corso del processo; inquietante per il fatto che prima della sentenza, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Ambiente, parti civili al processo, abbiano firmato un accordo, secondo il quale la Montedison sborserà 525 miliardi per risanare alcune zone di Marghera: “E’ un risultato straordinario e con Montedison abbiamo chiuso ogni pretesa”- affermava l’avvocato di Stato di Venezia G. Schiesaro; inquietante per le affermazioni di Federico Stella, avvocato della Montedison, secondo il quale il caso meritava di essere chiuso -o addirittura nemmeno aperto- dopo l’esborso di 60 miliardi di risarcimento alle famiglie degli operai morti, definito da alcuni dirigenti del colosso chimico come un atto di pura solidarietà umana, non dovuto, carità viene da pensare; inquietante che gran parte del mondo accademico si sia messo al servizio, dietro lauto compenso, del colosso della chimica e non della salute delle persone; inquietanti il silenzio e l’indifferenza che hanno circondato tutta la vicenda.

IL GIORNO DOPO 
L’intera vicenda - sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista morale e politico- pone numerosi interrogativi sopra i quali come cittadini e come medici, o futuri tali, è doveroso riflettere seriamente.

L’azione legale intentata da Medicina Democratica non è stata dettata da un “giustizialismo” generico, ma dalla volontà di affermare “che la vita umana non è monetizzabile” e “il diritto inviolabile di risarcimento del danno subito, morale, materiale e biologico” (G. Bortolozzo). E’ stato il tentativo di asserire che mettere in conto dei sacrifici di vite umane per la chimica e per il cosiddetto progresso è assolutamente inaccettabile, soprattutto nel momento in cui in nome di tale progresso non è stato fatto nulla per tutelare la salute e la vita di molte persone (di che progresso hanno goduto persone morte ad un’età media di 53-60 anni?). 

Di fronte a tanta sofferenza umana è inevitabile chiedersi se sia giustificato sostenere il progresso tecnico e scientifico in ogni caso - anche quando danneggia le persone (La scelta della “scienza” di stabilire livelli minimi di esposizione a cancerogeni è neutrale? E’ dettata da ragioni scientifiche o piuttosto da ragioni politiche ed economiche?). 

Il processo non ha stabilito responsabilità penali, è vero, ma ciò non significa che chi ha disposto a suo piacimento di persone ed ambiente sia privo di responsabilità morali e storiche (Come è possibile che qualcuno possa, in una società civile, agire in tal modo rimanendo impunito? L’onere della prova - di innocuità- deve essere a carico di chi produce sostanze nocive, oppure spetta a chi subisce lesioni - prova della nocività?). 


La sentenza del 2 novembre rappresenta una sconfitta enorme non solo per gli operai di Porto Marghera, ma per tutta la società civile (non si vuole fare qui né del vetero-operaismo, né un processo alla magistratura), oltre a ciò essa costituisce un precedente, che potrà avere ricadute molto pesanti sui processi intentati contro altre industrie di CVM a Brindisi, a Mantova e a Ferrara.

Si tratta di una sconfitta umana, prima ancora che politica e giudiziaria, per lo stato di abbandono in cui si sono trovati le vittime, i loro parenti e chi ha creduto in questa causa (Perché fanno più notizia le cavie animali delle cavie umane? Perché si prova più pietà per le cavie animali ?).

La prima battaglia è persa. In ogni caso i parenti delle vittime e le altre parti civili non si arrendono e sono determinati a ricorrere in appello. Determinati ad ottenere giustizia.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI

Si possono consultare i seguenti siti
:

  http://web.tiscali.it/medicinademocratica , www.zadig.it (qui potete consultare “Tempo Medico” ed “Epidemiologia & Prevenzione”), www.indymedia.it, www.petrolchimico.it, www.greenpeace.it

Novembre 2001 torna all'home page