Una marcia per una cultura di pace
di Fabrizio Vincenti
Ogni giorno arrivano notizie di nuovi bombardamenti e nuovi morti dal martoriato Afghanistan .La nostra società – che ama definirsi civile- sembra si stia preparando ad entrare in un tunnel di cui non conosce uscita.
Dopo le innumerevoli conquiste del progresso , della scienza , della cultura ancora sembra muoversi in una logica di “occhio per occhio “.Per evitare che il mondo rimanga accecato da questa logica migliaia di persone hanno scelto di intraprendere un altro tipo di cammino .La ormai consueta dolce passeggiata tra le colline umbre si è così trasformata nella più grande manifestazione al mondo a favore della Pace dall’inizio di questo preoccupante , sanguinoso , inaccettabile conflitto .
Domenica 14 ottobre 2001 eravamo in diverse centinaia di migliaia di persone (nessuno potrà mai dire quante fossero veramente , ma non è poi così azzardato parlare di una cifra che si avvicinava al mezzo milione ) sulla strada che collega Perugia ad Assisi .La maggior parte di quella gente aveva sicuramente un ‘esperienza non indifferente in manifestazioni e cortei di massa , ma sono sicuro che tutti avranno avuto al meno per un attimo la sensazione che quella contenesse in sè un qualcosa di radicalmente diverso da qualsiasi altra manifestazione.
Nessuno poteva non notare che quel cordone umano , che ricopriva una lunghezza di qualche decina di Km( senza voler esagerare!) non era formato da un gruppo uniforme di persone di una determinata fede politica o religiosa sceso “in piazza “ per protestare contro una situazione o un avvenimento particolare.
Al contrario era composto da una varietà multiforme e multicolore (in senso figurato e non ) d’individui dalle idee più diverse , che avevano deciso di unirsi compattamente , per quel giorno , con altri con cui pensavano di aver ben poco da spartire, affinché si potesse udire il più forte possibile un grido di speranza in cui tutti , indistintamente , credevano più che in ogni altra cosa “ UN MONDO DI PACE è POSSIBILE”
Ed è stata proprio la ferma convinzione che , ora più che mai , a questo grido dovesse partecipare il maggior numero possibile di persone che ha portato molti , che fino a due mesi fa non si sarebbero mai uniti ad un simile corteo , a marciare fra le colline umbre in occasione della marcia per la pace Perugia –Assisi .
Per quanto mi riguarda si trattava della mia quarta Marcia per la Pace , ma mai come questa volta ero rimasto ben impressionato da una partecipazione tanto straordinaria :questo mi ha spinto a fare qualche riflessione, non tanto sulle motivazioni che hanno portato tutta questa gente alla marcia quest’ anno (cui ho appena accennato e che mi sembrano abbastanza evidenti ) , quanto a quelle che hanno spinto molte di queste persone a starsene a casa in occasione delle edizioni precedenti di questa manifestazione , che esiste da varie decine d’anni e che non smetterà mai di entusiasmarmi .
Si può dire che molti abbiano considerato la loro partecipazione alla marcia di quest’anno come un giusto “sacrificio “ per la pace.
Questo può essere in qualche modo comprensibile anche se discutibile : a molti di noi pesa sempre compromettere in qualche modo la propria “ coerenza ideologica” , mischiandosi a persone con delle idee e uno stile di vita radicalmente diversi dai nostri .Ma se, da un lato , riteniamo giusto sacrificare in parte questa nostra coerenza in nome di un valore assoluto quale quello della pace nel mondo , perché , dall’altro , consideriamo un momento più opportuno di un altro per questo sacrificio ?
Questo voler mettere sui due piatti della bilancia l’agire in nome dell pace e la nostra coerenza personale , non contravviene un po’ al carattere assoluto dell pace che tanto vogliamo ?é proprio vero che il nostro impegno di lotta per la pace deve essere tanto più importante quanto più gravi si fanno le conseguenze della discordia e della disparità nel mondo in cui viviamo ?
Il nostro non dovrebbe essere piuttosto un impegno volto alla costruzione di una vera CULTURA DI PACE , intesa in senso indipendente e assoluto , e non soltanto come antitesi alla cultura di guerra che sembra possedere più questo stesso mondo ?
Insomma perché quest’anno dovrebbero esserci più motivi dell’anno scorso per “tapparsi il naso “ e andare alla marcia? Non siamo forse noi i primi a dire che non passa giorno senza che da qualche parte del mondo decine , centinaia ,migliaia di persone cadano vittime di qualche guerra?
Mi sembra che l’atteggiamento di alcuni di noi parta dal presupposto che ci siano momenti in cui è più giusto battersi per la pace che in altri .Ma se così fosse, non vorrebbe dire che ci sono anche delle guerre meno atroci e quindi più giuste di altre? E non ci metteremmo in qualche modo sullo stesso piano di coloro che , per decidere se iniziare o meno una guerra , valutano prima quanto questa si più terribile in confronto alla pace?
Non vorrei che le mie conclusioni sembrassero troppo affrettate ( ed ,in effetti , un po’ lo sono sicuramente) , ma quello che voglio dire e ribadire , per quanto banale possa sembrare , è che , se crediamo veramente in una cultura di pace, dobbiamo convincerci che la pace , e solo quella , è il nostro ideale principale che deve esistere in sé per sé .
Dovremo stare forse più attenti a non cadere in quell’equivoco , che fa parte del modo di pensare di ogni bambino , per cui si può parlare di pace solo in presenza di una guerra , cioè in contrapposizione ad essa. Per costruire una vera cultura di pace i nostri sforzi devono essere prima di tutto volti a lenire il più possibile i contrasti che , portati alle estreme conseguenze, possono provocare la morte di migliaia di persone ma che , non dimentichiamocelo , sono molto simili a quei contrasti che quest’anno , come negli anni passati , hanno spinto molta gente , che pur crede di combattere strenuamente ogni giorno in favore della pace, a starsene a casa in un ‘occasione straordinaria come quella della marcia .
Mi sembra superfluo aggiungere che lenire i contrasti non significa eliminare le diversità , del resto queste sono cose che si ripetono ogni giorno allo sfinimento .
Mi preme solo sottolineare ancora quello che è un mio personale punto di vista , anche questo più o meno condivisibile : quasi mai , al fine di costruire una vera cultura di pace ,tornano utili le proprie personali ideologie , credenze religiose o fedi politiche ; tuttavia queste devono rimanere, più salde che mai , poiché serviranno sempre per vivere al meglio , in un mondo di pace.
| Novembre 2001 | torna all'home page |