Il Dopo-laurea.

Questo arcano futuro tra esame di stato e scuola di specialità


 

Di Matteo Lucchelli

 

Ormai giunto al sesto anno e a quasi a  6 mesi (speriamo!) dalla Laurea, mi accingo a dipanare, per quanto a tutt’oggi si possa fare, gli angoscianti dubbi che si sono venuti a creare dopo un periodo così florido di cambiamenti. Iniziamo dall’esame di stato. Per chiarificare ogni dubbio ricordo che l’esame di stato è necessario a qualsiasi laureato in Medicina e Chirurgia per entrare a far parte dell’Ordine dei Medici e poter quindi cominciare ad esercitare la professione medica.

Con Decreto Ministeriale del 19 ottobre 2001 n.445, è stato istituito il nuovo esame di stato che consta in una prova pratica di 3 mesi continuativi, divisi in tre periodi: 1 mese in un reparto di Medicina Interna, 1 mese in un reparto di Chirurgia e 1 mese in un ambulatorio di Medicina Generale; ogni periodo viene valutato in trentesimi, ogni valutazione deve avere un punteggio minimo di 18/30, con una valutazione complessiva non inferiore a 60/90. Se il candidato soddisfa questi criteri può accedere alla prova scritta che consta in 2 parti a risposta multipla (test) di 90 quesiti ciascuna; i quesiti vengono estratti con procedura automatizzata da un pool di domande di 5000 quesiti pubblicati sul sito del ministero almeno 60 giorni prima della prova. Le due parti della prova valutano rispettivamente le conoscenze di base e le conoscenze biomediche e cliniche, e vengono svolte nella stessa giornata. Vengono assegnati 1 punto ad ogni risposta esatta, -0.25 ad ogni risposta errata e 0 punti ad ogni risposta non data. La prova si ritiene superata se il candidato consegue almeno 60 punti in ciascuna delle due parti. Per quanto riguarda il 2004, con l’Ordinanza Ministeriale del 23/02/2004, sono state istituite 2 sessioni: la prima con inizio della prova pratica il 1 aprile, termine il 2 luglio e prova scritta il 15 luglio, la seconda con inizio della prova pratica il 1 settembre, termine il 2 dicembre e prova scritta il 15 dicembre.

Il passaggio successivo riguarda l’esame di ammissione alle scuole di specializzazione. Con Decreto Ministeriale del 25 febbraio 2003 n.99, è stato istituito il nuovo esame, che prevede una divisione di punteggi differente dalla precedente legge e, in teoria, molto più precisa. Il punteggio totale è di 100 punti: 60 per la prova scritta, 15 per la prova pratica, 5 per il voto di laurea e 20 per il curriculum personale.

La prova scritta consiste nella soluzione di 60 quesiti a risposta multipla, di cui 40 su argomenti caratterizzanti il corso di medicina e chirurgia e 20 su argomenti caratterizzanti la tipologia della scuola, con la stessa attribuzione di punteggio dell’esame di stato (+1, -0.25, 0). Si accede alla prova pratica con un punteggio non inferiore a 48.

La prova pratica consiste nella valutazione di un referto o di un dato clinico, diagnostico, analitico, da effettuarsi mediante risposta scritta a 3 quesiti attinenti l’oggetto della prova predisposta dalla commissione. La prova si intende superata se il candidato risponde correttamente a tutti e tre i quesiti.

 I 5 punti del voto di laurea vengono così assegnati: punti 0 per voto inferiore a 100/110, punti 0.30 per ciascun punto da 100/110 a 109/110, punti 4 per pieni voti assoluti (110/110), punti 5 per voto 110/110 con lode.

 

I rimanenti punti per il curriculum vengono assegnanti nel seguente modo:

1)      esami: vengono selezionati 7 esami del corso di laurea dal Consiglio di Scuola, di cui 3 di discipline di base e 4 di discipline cliniche, con la valutazione di punti 0.25 per ogni esame superato con voti da 27 a 29/30, punti 0.50 per ogni esame superato con la votazione di 30/30 e punti 0.75 per ogni esame superato con la votazione di 30/30 con lode, fino ad un massimo di punti 5;

2)    attinenza della tesi ala tipologia di specializzazione: punti 0 nessuna attinenza, punti 2 bassa attinenza, punti 4.50 media attinenza, punti 6.50 alta attinenza;

3)    attività elettive (corsi monografici, internati elettivi in Italia e all’estero): punti 1 per ogni corso, internato fino ad un massimo di 6 punti;

4)    pubblicazioni: punti 0.50 per ogni pubblicazione, fino ad una massimo di punti 2.5.

Per quest’anno (e fino a quando non è dato sapere), le graduatorie saranno locali, con 3 giornate di esami, la prima per l’area medica, la seconda per l’area chirurgica e la terza per l’area dei servizi, ma sembra che quest’ultima divisione sia un rimedio ai ritardi mostruosi del 2004.

 

Problemi aperti:

·  Il DM riguardante la  riforma dell’esame di ammissione alle scuole di specializzazione, permette di poter partecipare all’esame anche a “coloro i quali si sono laureati in medicina e chirurgia in data anteriore al termine di scadenza fissato dal bando per la presentazione delle domande di partecipazione al concorso, con obbligo di superare l’esame di Stato entro la prima sessione utile successiva all’effettivo inizio dei singoli corsi”(Art.2, comma 1). Quindi se uno studente si dovesse laureare a luglio, avrebbe tutto il tempo di sostenere l’esame di stato da settembre a dicembre, mentre per tutti gli altri la prima sessione utile sarebbe quella di aprile-luglio (se così venisse riconfermata per gli anni successivi); ma come potrà uno studente ammesso alla scuola di specializzazione sostenere contemporaneamente la prova pratica dell’esame di Stato?

·  Il nuovo esame di ammissione alle scuole di specializzazione è molto vago per quanto riguarda la prova pratica, fertile terreno per favoritismi, come per altro è anche l’attinenza della tesi.

·  La graduatoria locale (ancora più locale di prima dato che non permette neanche una unificazione di più scuole di una stessa disciplina), insieme al giorno unico nazionale per la stessa scuola, se non anche per la stessa area, taglia le gambe a qualsiasi tentativo di aumentare le possibilità di essere ammesso nella scuola desiderata, e staticizza i neolaureati che sono ancora di più costretti a fossilizzarsi, e purtroppo a volte a schiavizzarsi, nelle città e nei reparti che hanno sempre frequentato. In questo modo si fomentano le tendenze corporative e feudatarie che solo il nostro paese ci rende l’onore di avere. Ricordo infatti che in quasi tutti i paesi d’Europa l’esame è unico per tutte le scuole e con graduatoria nazionale.

 

Dove ci porteranno queste riforme lo sapremo presto; come sempre la nostra generazione, che ha vissuto sulla propria pelle la nuova Tabella XVIII e la conversione a Laurea specialistica, si presterà a indossare ancora una volta i panni di cavia da laboratorio per esperimenti burocratici, sperando come sempre (ma con sempre meno fiducia) di scamparla nel migliore dei modi! In bocca al lupo!

 

Giugno 2004

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