Usi terapeutici della cannabis
di Claudio Cappuccino e Salvatore Grasso
(Associazione Cannabis Terapeutica)
Probabilmente in futuro si faticherà a
credere che nel XX secolo, nel periodo del più
impressionante progresso della farmacologia, una pianta medicinale come la cannabis sia stata volutamente ignorata dalla scienza
ufficiale in quanto “droga proibita”.
In realtà, se anche solo una piccola parte
delle promesse della cannabis e dei cannabinoidi si dovesse avverare, avremmo in mano una
famiglia di farmaci di prim’ordine sia per i loro
effetti, sia per la loro scarsissima, se non nulla, tossicità.
La tabella che segue elenca i principali
possibili campi di impiego terapeutico di questi
farmaci, e come si vede, l’elenco non è solo lungo. E’ anche molto vario,
comprendendo disturbi o malattie di natura profondamente diversa.
________________________________________________________________
Tabella
POTENZIALI
CAMPI DI IMPIEGO TERAPEUTICO DEI DERIVATI DELLA
CANNABIS
Patologie per le quali esistono evidenze
incontrovertibili (di tipo A)
Nausea in chemioterapia
Sindrome da deperimento AIDS-correlata (stimolazione dell'appetito, senso di
benessere)
Patologie per le quali esistono promettenti
evidenze preliminari tali da giustificare sperimentazioni cliniche controllate
nell’uomo
Sclerosi multipla
Dolore (tumorale, neuropatico,
muscolo-scheletrico, emicrania)
Ictus e traumi cranici (effetti
antiossidanti e neuroprotettivi)
Sindrome di Gilles de la Tourette
Glioblastomi
Artrite reumatoide
Glaucoma
Epilessia
Patologie in cui esistono evidenze
meritevoli di ulteriori approfondimenti
Tumori (tumori della mammella, linfomi,
…)
Lesioni midollari (tetraplegia,
paraplegia)
Malattie neurodegenerative
(distonie, morbo di Alzheimer,
corea di Huntington, morbo di Parkinson,
…)
Asma bronchiale
Malattie autoimmuni e patologie infiammatorie croniche (lupus eritematoso, morbo di Crohn,
colite ulcerosa, …)
Sindromi ansioso-depressive e altre
sindromi psichiatriche
Patologie cardiovascolari (ipertensione
arteriosa, aterosclerosi)
Sindromi da astinenza nelle dipendenze da
sostanze
Prurito intrattabile
tratta da: Associazione Cannabis
Terapeutica. Erba medica. Usi
terapeutici della Cannabis. Roma, Stampa
Alternativa 2003 (a cui si rimanda per approfondimenti e bibliografia sui
singoli punti)
________________________________________________________________
La cannabis è
stata usata a scopo medico in Cina e in India fin dall’antichità. Solo verso la
metà del XIX
secolo cominciò a essere usata anche in Europa. Purtroppo, la sua proibizione in quanto “stupefacente” (il primo stato a proibirla furono
gli USA nel 1937) portò anche al suo rapido abbandono come farmaco in tutto il
mondo: si può senz’altro dire che, nonostante qualche isolata protesta, fu
abbandonata dai medici prima ancora di essere studiata e conosciuta fino in
fondo.
Dagli anni ‘970, si è
finalmente avviata una doverosa rivalutazione, a partire dalla coraggiosa
azione di singoli cittadini, come il famoso Robert Randall che, ammalato di glaucoma, intentò una serie
di cause al governo degli Stati Uniti fino ad ottenere il diritto di fumare
marijuana a scopo terapeutico.
Negli ultimi anni, da un lato si sono fatti
enormi passi avanti nella conoscenza della pianta, con l’isolamento e la caratterizzazione dei suoi più importanti principi attivi,
il delta9-tetraidrocannabinolo (THC), il cannabidiolo
(CBD), il cannabinolo, il cannabigerolo
e altri, dall'altro si è identificato e studiato il cosiddetto sistema "endocannabinoide" (recettori cellulari per i cannabinoidi e relativi agonisti endogeni).
Oggi sono già disponibili sul mercato due
preparati - il Marinol e il Nabilone
- contenenti un analogo di sintesi del THC, registrati per l’uso come
antinausea nelle chemioterapie antitumorali e come stimolanti
dell’appetito nell’AIDS conclamato. Tra pochi mesi dovrebbe ricevere
l’autorizzazione finale il Sativex, un estratto
totale di cannabis (prodotto in Inghilterra dalla GW Pharmaceuticals e commercializzato dalla Bayer), che sarà disponibile in
diverse formulazioni, con diversi rapporti THC:CBD, per l’uso principalmente
come antispastico nella sclerosi multipla e nelle lesioni del midollo spinale.
In alcuni stati USA, in Canada, in Olanda e in altri paesi,
l’uso di cannabis (in forma di droga grezza da fumare
o da usare per la preparazione di tisane o altri preparati orali) è
autorizzato dalla legge o almeno tollerato. In Olanda, due diverse preparazioni
di marijuana, con diverse concentrazioni di THC, sono disponibili da alcuni mesi
in farmacia. In molti paesi, da Israele alla Spagna, dall’Inghilterra agli USA,
sono in corso importanti progetti di ricerca di base e clinica, anche con
diversi cannabinoidi di sintesi che potrebbero
ovviare ad alcuni problemi di quelli naturali.
In tutto questo l’Italia è rimasta, come era purtroppo normale aspettarsi, alla finestra. I
nostri politici, a partire dal ministro della salute, fanno finta di non vedere
e di non sapere. E ovviamente, quanto alla ricerca
scientifica - se si escludono i piccoli casi di “eroismo” individuale che
fortunatamente nemmeno da noi mancano - proprio non se ne parla.
Non sappiamo come sarà il futuro. Ma quello che già oggi è noto permette queste affermazioni:
1. i cannabinoidi
naturali, e i loro analoghi di sintesi, agiscono come agonisti (o antagonisti)
a livello dei recettori cellulari di un sistema “endocannabinoide”
scoperto da una decina d’anni, e ormai ben caratterizzato;
2. attualmente, la cannabis,
con la sua complessa anche se non sempre prevedibile, miscela di cannabinoidi (i cannabinoidi
naturali sono oltre 60), sembra agire, almeno in alcune situazioni, in modo più
efficace dei singoli cannabinoidi puri;
3. gli studi in corso seguono due direttrici
diverse. Ci sono studi “di base” mirati ad approfondire le conoscenze del
sistema endocannabinoide e a identificare l’azione di
specifici composti (agonisti o antagonisti) a livello di specifici siti-bersaglio o in specifiche condizioni patologiche. Ci
sono studi puramente clinici, mirati a valutare l’efficacia di singoli cannabinoidi, ma spesso anche cannabis
grezza o estratti totali di cannabis, sui sintomi e
sul decorso di gravi patologie per le quali non esistono terapie efficaci e sicure in tutti i casi;
4. in attesa dei risultati degli spray sublinguali, dei cerotti transdermici,
ed eventualmente degli aerosol, sembra che la via di somministrazione di gran
lunga meglio controllabile e più efficace sia quella inalatoria. Se “fumare” cannabis non è meno dannoso che fumare tabacco (ma
naturalmente, vanno tenute presenti la frequenza dell’uso e la reale quantità
del fumo inalato), si deve sottolineare che esiste
almeno una via alternativa di pari efficacia: la “vaporizzazione” della cannabis con speciali apparecchiature, a una temperatura
che non determina la combustione dei materiali vegetali e quindi la formazione
di composti irritanti e cancerogeni.
________________________________________________________________
BOX
ASSOCIAZIONE
CANNABIS TERAPEUTICA
Gli scopi principali dell’Associazione per
la cannabis Terapeutica (ACT) sono essenzialmente
quattro:
1. diffondere informazioni sui possibili usi terapeutici
della cannabis e stimolare il dibattito
2. promuovere la ricerca scientifica e clinica
3. aiutare gli ammalati che potrebbero trarre
beneficio dalle proprietà della cannabis e dei suoi
derivati attraverso la riforma delle leggi
4. promuovere e favorire la raccolta di dati
epidemiologici, sociali e scientifici sugli usi terapeutici dei cannabinoidi.
L’Associazione mantiene un sito internet (http://medicalcannabis.it) e pubblica la
newsletter mensile “medicalcannabis” (abbonamento
e-mail gratuito a partire dal sito).
Per contattare
l’associazione: medicalcannabis@medicalcannabis.it
________________________________________________________________
BIBLIOGRAFIA
Associazione Cannabis
Terapeutica Erba medica. Usi terapeutici della cannabis. Roma, Stampa Alternativa 2003
British
Medical Association Therapeutic uses of cannabis.
Grinspoon L.-Bakalar J.B. Marihuana:
the forbidden medicine.
Grotenhermen, F., Russo, E. (eds.) Cannabis and Cannabinoids. Pharmacology, Toxicology, and Therapeutic Potential.
House of
Lords Select Committee on Science and Technology Cannabis:
the scientific and medical evidence. Ninth Report.
London, HMSO 1998 (la traduzione italiana del
rapporto è disponibile su www.fuoriluogo/quaderni)
Iversen L. The science of marijuana.
o
http://www.geocities.com/TheTropics/Shores/1244/iom.htm ).
Mikuriya T.H. (ed.) Marijuana: medical papers 1839-1972.
SITI
INTERNET PER APPROFONDIMENTI
www.medicalcannabis.it
www.cannabis-med.org
www.rxmarihuana.com
www.fuoriluogo.it
www.drugtext.org
www.drcnet.org
www.druglibrary.org
www.medicalmarihuana.ca
www.mojo.calix.net/~olsen
www.compassionateaccess.org
www.minvws.nl
www.gwpharm.com
CRONOLOGIA
DEGLI USI MEDICI DELLA CANNABIS
CINA
I sec. d.C. Citata nella più antica
farmacopea, il Pen Ts’ao
(basato su tradizione medica risalente fino al III millennio a.C.), come utile
per "disordini femminili, gotta, reumatismo, malaria, stipsi e
debolezza mentale"
220 d.C.
il grande chirurgo Hua
T’o la usa a scopo analgesico e anestetico nei suoi sofisticati interventi
“senza dolore”
INDIA
L’uso nella medicina tradizionale risale al II millennio a.C.
Citata
come “rimedio” nel più antico testo medico Ayurvedico
(basato su Susruta, II mill.
a.C.)
MEDIO ORIENTE
VII sec. a.C. citata nelle
tavolette mediche assire della biblioteca di Assurbanipal come farmaco antidepressivo
GRECIA E ROMA
I sec. d.C.
Dioscoride (“Materia Medica”) la
ritiene utile per mal d’orecchi, edemi, itterizia e altri disturbi una delle
più antiche raffigurazioni
II sec. d.C. Galeno contro le flatulenze, il mal d’orecchi e il
dolore in genere. Usata in eccesso “colpisce la testa, immettendovi
vapori caldi e intossicanti”.
LA RISCOPERTA MODERNA
1563
Garcia da Orta,
medico portoghese di servizio presso il vicerè a Goa, in India, nei suoi “Colloqui sui semplici e sulle
droghe dell’India” la cita come stimolante
dell’appetito, sonnifero, tranquillante, afrodisiaco e euforizzante.
1621
Robert Burton (“The anatomy of melancholy”) riferisce
possibile utilità in quella che oggi chiameremmo
“depressione”.
1682
Secondo il New London Dispensatory “cura la tosse e l’itterizia ma riempie la
testa di vapori”.
1753 Linneo classifica la canapa come Cannabis
sativa, considerando un’unica specie.
1783
Lamarck
distingue il genere Cannabis in due specie: la
C. sativa, nativa dell’Europa, e la C. indica, propria dell’oriente.
1764
New English Dispensatory : far bollire le
radici della canapa e applicare il decotto sulla pelle per ridurre le
infiammazioni, nonché per “disseccare i tumori” e per sciogliere i “depositi
nelle articolazioni”.
1839 William B. O’Shaughnessy, medico inglese
trapiantato in India, pubblica un articolo sugli usi medici in quel paese: “On
the preparations of the Indian
Hemp, or Gunjah”
-
riferisce dettagliatamente sull’uso di cannabis
nelle seguenti condizioni: reumatismo acuto e cronico,
idrofobia, colera, tetano e convulsioni infantili
-
dopo un cenno al “delirio” causato dall’intossicazione cronica, riporta
i metodi per preparare l’estratto e la
tintura di “gunjah”, e i dosaggi consigliati nei vari
casi
1845
Lo psichaitra francese J.-J. MOREAU DE TOURS
pubblica “Du hachisch et de l’alienation mentale” e
considera la Cannabis:
-
strumento di indagine della mente
-
farmaco efficace in varie malattie mentali (melancolia,
inclusa la forma ossessiva di “idée fixe”, ipomania,
e malattie mentali croniche in genere)
DA QUESTO PERIODO SI PUÒ
DIRE CHE L’USO MEDICO DELLA CANNABIS CONOBBE UNA CERTA DIFFUSIONE ANCHE IN
OCCIDENTE
Estratti e tinture a base di Cannabis rimarranno sugli scaffali delle farmacie - in
Italia e in Europa come negli USA - sino alla seconda guerra mondiale e oltre
1854 Cannabis inclusa per la prima volta nello
U. S. Dispensatory: “potente
narcotico (...) Si dice che agisca anche come deciso afrodisiaco, che stimoli l’appetito
e che occasionalmente induca uno stato di catalessi. (...) produce
il sonno, allevia gli spasmi, calma l’irrequietezza nervosa, allevia il
dolore. (...) [come analgesico] differisce dall’oppio perché non diminuisce
l’appetito, non riduce le secrezioni e non provoca stitichezza. I disturbi per
i quali è stata specialmente raccomandata sono le
nevralgie, la gotta, il tetano, l’idrofobia, il colera epidemico, le
convulsioni, la corea, l’isteria, la depressione mentale, la pazzia, e le
emorragie uterine”
1860
Cannabis è già così considerata da determinare
la nomina di un “Comitato sulla cannabis indica” da
parte dell’Associazione medica dell’Ohio. Indicazioni: tetano, nevralgie, emorragie post-partum, dolore del parto, dismenorrea, convulsioni, dolori
reumatici, asma, psicosi post-partum, tosse cronica,
gonorrea, bronchite cronica, dolori gastrici, come sonnifero e come farmaco
capace di stimolare l’appetito.
1886 H. C. J. Wood Treatise on Therapeutics:la cannabis è “usata soprattutto per il sollievo dal dolore;
(...) per calmare stati di irrequietezza e malessere generale; per alleviare le
sofferenze in malattie incurabili, come la tisi all’ultimo stadio; e infine
come blando sonnifero”.
1887 H. A. Hare in “Therapeutic Gazette”: soprattutto utile come analgesico, paragonabile
per efficacia all’oppio, e in particolare nell’emicrania, anche in casi
altrimenti intrattabili, in cui agisce anche come
profilattico; nelle nevralgie; nella tosse irritativa;
nonché come tranquillante-analgesico nei malati di tisi. Inoltre, sarebbe anche
un efficace anestetico locale, particolarmente in odontoiatria
1887 The Lancet (3 dicembre) raccomanda l’uso di canapa indiana “notte e giorno, e
continuato per un certo tempo” come “il miglior rimedio disponibile nel
trattamento della cefalea persistente”
1890 J.R. Reynolds (su “The Lancet”) riassume 30
anni di esperienza con la cannabis,
e la ritiene “incomparabile” per efficacia nell’insonnia senile; utile come
analgesico nelle nevralgie, inclusa quella del trigemino (tic douloureux), nella tabe, nell’emicrania e nella dismenorrea
(ma non nella sciatica, nella lombaggine e in genere nell’artrite, come nella
gotta e nei “dolori isterici”); molto efficace negli spasmi muscolari di natura
sia epilettoide che coreica (ma non nella vera epilessia); e invece di incerto
valore nell’asma, nella depressione e nel delirio alcolico
1893-4 J.M. Campbell “Nota” in appendice al “Indian Hemp Drugs Commission
Report”
- la bhang “cura la febbre” agendo
“non direttamente ovvero fisicamente come un farmaco ordinario, ma
indirettamente ovvero spiritualmente calmando gli spiriti rabbiosi a cui la
febbre è dovuta”
- “raffredda il sangue caldo, provoca il sonno negli ipereccitati, dona bellezza e assicura lunga vita.”
- “Cura la dissenteria e i colpi di calore, purifica il flegma, accelera la digestione, stimola l’appetito,
corregge la pronuncia nella blesità, rinfresca l’intelletto, dona vivacità al
corpo e gaiezza alla mente.”
- “la ganja in eccesso provoca ascessi,
o anche pazzia”
In Italia erano previsti dalla Farmacopea Ufficiale (F.U.) sia
l'estratto che la tintura di cannabis indica (prob. disponibili
fino ai primi anni ‘50).
1915 P.E. Alessandri in “Droghe e piante medicinali” (Hoepli)
la Canapa indiana "usasi nel tetano, nelle nevralgie,
isterismo, emicrania, reumatismo, corea, asma, e in molte altre malattie non
escluso il cholera, dando però quasi sempre resultati contraddittori".
1916 William Osler “The principles and practice of medicine”
“probabilmente il rimedio più soddisfacente” per l’emicrania
1938 R.P. Walton "Marihuana -
Un libro fondamentale pe la sintesi
storica. Fra il 1840 e il 1900, secondo Walton, furono pubblicati più di 100 articoli sugli usi medici della
cannabis
1949 P. Mascherpa in
“Trattato di farmacologia e farmacognosia” (Hoepli) p. 425-6.
- si tratta di
"un medicamento cerebrale e precisamente un analgesico analogo all'oppio e
alla morfina", che può avere più o meno gli stessi usi di questi.
- però
la farmacologia della cannabis è "poco
conosciuta", e il suo uso per varie ragioni "piuttosto
limitato".
-
dosaggi massimi per l'estratto di canapa indiana F.U.:
0,05 g per dose e 0,15 g per giorno.
1986 Howlett il THC
inibisce l’adenilciclasi intracellulare,
e pertanto doveva agire tramite un recettore di membrana basato sulla proteina
G, meccanismo simile a quello degli oppioidi
1990 Matsuda isola e
clona il recettore (accoppiato a proteina G come previsto) da corteccia
cerebrale di ratto. il recettore è una catena di 473
aminoacidi che “attraversa” tutta la membrana, estremità N-term
(NH2) extracellulare, estrem C-term (COOH) intracellulare
Meccanismo azione del recettore attivato: legame con THC
attiva la adenilciclasi (--> cAMP
“secondo messaggero”), inibizione canali del calcio e facilitazione canali del
potassio, come recettori oppioidi e altre sostanze
Poi riconosciuti due sottogruppi di recettori, CB1 e CB2
1992 Devane isola dal
cervello del maiale il primo endocannabinoide
che si lega al recettore: lo chiama anandamide
1994 recettori CB
trovati su: linfociti B, cuore
(tachicardia, aumento PA), polmoni (effetto sui bronchi), sistema
endocrino e riproduttivo
|
Giugno 2004 |