Ma allora vi interessa?
Prima di iniziare l'università ero convinta che questo fosse un luogo stimolante, culturalmente vivace, che avesse in sé la capacità di aprire mille spiragli per i più variegati interessi e iniziative sociali. Non ho mai considerato la mia facoltà come se fosse strettamente scientifica, come Ingegneria o Matematica per intenderci, ma ho invece sempre pensato che l'unicità della Medicina fosse proprio quella di essere un'arte, "a ponte" tra le materie umanistiche e quelle scientifiche. Questo era, ed è, secondo me, il grande pregio di frequentare una facoltà come Medicina.
Inoltre, per "università" ho sempre inteso un luogo dove la formazione non fosse esclusivamente "tecnica e professionale", ma il più completa possibile, in grado di creare delle figure con una base culturale di ampio respiro, e con la capacità, soprattutto, di incuriosirsi per ciò che non sanno, o che gli sta semplicemente attorno. Purtroppo però, nel quotidiano, mi scontro con una realtà assai diversa da come l'ho sempre immaginata.
Qui spesso le persone sono incanalate in una strada che le fa procedere per sei anni coi paraocchi. Sono anche ben consapevole delle difficoltà e del grado di impegno che una facoltà come la mia richieda fin dall'inizio (e sono al quinto anno!), ma questo non dovrebbe, a mio parere, precludere l'interesse anche verso altre realtà ed eliminare un ingrediente fondamentale: la curiosità!
Dico tutto questo non solo per ciò che quotidianamente vedo e sento dire nella mia università di Monza (e anche il fatto di essere qui, lontano da altre facoltà, ha forse limitato un po' il nostro visus!), ma ritengo di poterlo dire nell'interpretare l'accoglienza che hanno riscosso le diverse iniziative che ci sono state in questa sede, in quest'ultimo anno.
Mi riferisco a vari avvenimenti, proposte ed incontri che hanno visto Monza come sede protagonista:
· Il ciclo "Promozione del diritto alla salute", sulla letteratura, l'economia e la storia dell'America Latina
· Il cineforum "L'uomo e le passioni", seguito spesso da un dibattito con esperti dell'argomento trattato
· La conferenza su Porto Alegre
· La conferenza sul Progetto Genoma
· La giornata "Cooperazione internazionale: esperienze e prospettive", organizzata dal SISM
Tutte queste sono state, a mio avviso, iniziative molto belle e stimolanti, ma purtroppo, da organizzatrice o partecipante che fossi, ho notato che l'affluenza è stata sempre (rispetto al numero di persone che "vivono" in Università) piuttosto scarsa, e che le persone presenti avevano sempre, più o meno, lo stesso volto; anzi, colgo l'occasione per ringraziare queste persone per la loro fedeltà e la costanza con cui hanno risposto alle nostre iniziative!
Il collettivo quest'anno a Monza è riuscito a fare tante belle cose, grazie anche all'aiuto e alla collaborazione di esterni (per es., le conferenze sull'America Latina sono state "logisticamente" organizzate grazie al contributo della Pediatria).
So bene che non tutti hanno sempre tempo per partecipare ad iniziative di questo tipo, per lo meno non a tutte, ma …almeno ogni tanto! Soprattutto quando queste non te le devi andare a cercare chissà dove, ma ti sono offerte nello stesso luogo dove studi (o magari semplicemente dove "chiacchieri e ti fumi una sigaretta" -ahi, ahi medici!-).
Ho sentito qualcuno dire che forse le nostre iniziative avrebbero più successo se fossero "accreditate", ma noi siamo fortemente contrari a questa logica "utilitaristica". Io partecipo a qualcosa non perché "devo", " mi obbligano", o "mi conviene", ma perché "mi interessa", "sono curioso", ho voglia di sentire e di capire un altro punto di vista, o magari semplicemente di conoscere qualcosa che non so, che non deve essere necessariamente una nuova tecnica chirurgica, o il nuovo farmaco "salva-vita", perché il medico è anche uomo, e un uomo particolare, che deve essere un punto di riferimento e di fiducia, che dev'essere una persona di cui si possa nutrire stima, con una grande preparazione tecnica e umana.
Magari poi, chissà, non è detto che tutte queste iniziative non avessero anche uno sbocco professionale: le conferenze sull'America Latina, (di cui una si occupava proprio di "Diritto e salute in un mondo globale") erano finalizzate a far conoscere agli studenti una realtà in cui c'è la possibilità di partecipare attivamente con progetti di scambio e cooperazione, così come la giornata organizzata dal SISM; la stessa proiezione di "Patch Adams" (anche se devo ammettere che il film non piace molto neanche a me) era seguita da un incontro con un clown volontario esperto in "terapia del sorriso" in corsie d'ospedale.
Insomma, credo che se nel futuro vogliamo essere dei buoni medici, dobbiamo essere anche persone con una capacità di sguardo non limitata al proprio piccolo, ma persone complete, curiose, umili, sempre vogliose di imparare e conoscere realtà, mondi, culture che non ancora ci appartengono ma che in questo "Global Word" dovremo imparare a trattare…e forse anche ad apprezzare.
Ilaria Sala
| Giugno 2002 | torna all'home page |